Presentazione del libro
GINO DONE’ l’italiano del Granma
con la partecipazione di:
Katia Sassoni autrice del libro su GINO DONE’ (1924-2008) partigiano veneziano, l’unico europeo a partecipare alla Rivoluzione cubana. Egli fu sul battello Granma assieme al Che, Fidel e altri 80.
Roberto Massari tra i maggiori studiosi di Ernesto Guevara, fondatore dell’omonima casa editrice, ha il merito di aver proposto o riproposto autori e temi di decisiva importanza per una cultura della liberazione e della dignità umana.
Sabato I°giugno ore 18:00
Casa del Popolo,Via Setificio JESI
ore 20:30 cena di finanziamento delle prossime iniziative (15 € gli adulti, 5 € i bambini).
Info e prenotazioni (entro giovedì 30 maggio):
Daniele(Jesi) 340/2367345 - Gianclaudio(Senig.) 334/5478822
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mercoledì 29 maggio 2013
GINO DONE' l'italiano del Granma
Presentazione del libro
GINO DONE’ l’italiano del Granma
con la partecipazione di:
Katia Sassoni autrice del libro su GINO DONE’ (1924-2008) partigiano veneziano, l’unico europeo a partecipare alla Rivoluzione cubana. Egli fu sul battello Granma assieme al Che, Fidel e altri 80.
Roberto Massari tra i maggiori studiosi di Ernesto Guevara, fondatore dell’omonima casa editrice, ha il merito di aver proposto o riproposto autori e temi di decisiva importanza per una cultura della liberazione e della dignità umana.
Sabato I°giugno ore 18:00
Casa del Popolo,Via Setificio JESI
ore 20:30 cena di finanziamento delle prossime iniziative (15 € gli adulti, 5 € i bambini).
Info e prenotazioni (entro giovedì 30 maggio):
Daniele(Jesi) 340/2367345 - Gianclaudio(Senig.) 334/5478822
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iniziative circolo
lunedì 13 maggio 2013
Renè, uno dei cinque, è libero e potrà restare a Cuba
Gli USA hanno certificato la perdita della nazionalità nordamericana a René González
L’antiterrorista cubano René González ha annunciato che la Sezione d’Interesse degli Stati Uniti a L’Avana gli ha consegnato il certificato di perdita della nazionalità di nordamericano.
“Adesso sono un cittadino cubano, un patriota dell’Isola, come sono sempre stato, ma questo non significa che provo rancori verso il popolo o il paese dove sono nato”, ha dichiarato in una conferenza stampa.
“Stare a Cuba non significa per niente essere libero, perchè non lo sarò sino a quando i miei quattro compagni, Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Antonio Guerrero e Fernando González rimarranno prigionieri, solo per aver salvato la vita di molti innocenti, cioè il loro bene più prezioso”.
“È il momento di ricordare al mondo che continuiamo ad essere Cinque, come il primo giorno, e nello stesso tempo siamo uno” ha sottolineato.
“Non mi sentirò libero sino a che anche loro non torneranno con le loro famiglie, con il popolo”, ha aggiunto.
“Continuerò la lotta per la loro scarcerazione da qualsiasi trincea, per far sì che il mondo conosca questo caso, sorto per via della smania di qualcuno che per difendere i suoi terroristi ha messo noi dietro le sbarre”.
Offrendo dettagli su quest’ultimo processo, René ha spiegato che adesso si deve aspettare che la giudice si pronunci, anche se i suoi avvocati sperano che Joan Lenard permetta la sua permanenza definitiva nell’Isola.
“Questa mozione, la richiesta della perdita della nazionalità statunitense è stata presentata nel luglio dell’anno scorso, ma le autorità non avevano fiducia e non credevano che se io venivo a Cuba, avrei davvero rinunciato alla cittadinanza.
Non si tratta di un’azione di generosità da parte degli USA, in realtà non avevano pretesti per non accettare la mia domanda di perdita della cittadinanza nordamericana per venire definitivamente a Cuba, perchè secondo loro io sono una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, ha aggiunto René González.
Poi ha ringraziato a nome dei suoi compagni per la solidarietà espressa in differenti scenari dal presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, che ha considerato un uomo degno dell’America Latina.
“Anche se ci sono interessi per stimolare l’abbandono della campagna per liberazione dei Cinque, non ci riusciranno e noi ora dobbiamo rinforzare la battaglia e gli sforzi per far conoscere questo caso allo statunitense medio”, ha precisato. (PL/ Traduzione Granma Int.)
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I cinque eroi
sabato 20 aprile 2013
il "mentira tour" di Yoani Sànchez.
Capita che ai nostri banchetti di solidarietà con Cuba si avvicinino persone chiedendo cosa ne pensiamo della blogger cubana Yoani Sanchez ( a Perugia il 26 aprile prossimo ospite al festival del giornalismo www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2013 ) e delle persecuzioni che afferma di subire dalle autorità cubane. Secondo noi è il risultato dell’ennesima campagna di discredito contro Cuba, come la falsa notizia dell’epidemia di colera nell’isola e la farsa dei reporter italiani fermati senza visto giornalistico, la conferma dell’esigenza degli Stati Uniti e di chi gli regge il gioco, di screditare la Rivoluzione dopo che anche quest’anno per la 21^ volta consecutiva l’assemblea dell’ONU ha condannato quasi all’unanimità (188 voti a favore, 2 astenuti e no di Stati Uniti, Israele e Palau) il criminale embargo imposto a Cuba.
Per quanto riguarda il lavoro che svolge la Sanchez a Cuba consigliamo la lettura di due interviste, una a Giancarlo Guglielmi che ha lavorato per 7 anni a Cuba per aziende italiane e ora vive per circa sei mesi all’anno nell’isola caraibica
http://www.micaribe.it/micorner/
e una di Salim Lamrani,
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7067
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7017&mode=thread&order=0&thold=0
docente universitario alla Sorbona di Parigi, alla famosa blogger cubana, molto lunga ma vale la pena leggerla per intero, Lamrani smonta il mito Yoani Sànchez e la relega nell'ambito che le è più consono, tra quelli che i cubani definiscono gusanos. Buona lettura.
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Cuba
sabato 6 aprile 2013
Haiti ha bisogno di solidarietà, non di soldati
di João Pedro Stedile. Traduzione di Serena Romagnoli
Sono appena tornato da un viaggio a Haiti. Ho partecipato a un congresso del movimento contadino haitiano e ne ho approfittato per visitare varie regioni del paese e i progetti che con la brigata di Via Campesina-Alba stiamo realizzando in solidarietà al popolo di Haiti.
Vorrei cominciare il mio racconto commentando le caratteristiche principali di quella nazione. È un paese delle dimensioni dello stato brasiliano di Alagoas (27.000 chilometri quadrati), totalmente montagnoso come il Minas Gerais e con le montagne completamente devastate, senza vegetazione, poiché i contadini, durante decenni, sono dovuti ricorrere al carbone come unica fonte di energia e reddito.
Tutto il cibo, a Haiti, è cucinato con il carbone. Non ci sono fornelli a gas nel paese, salvo nei quartieri ricchi di Port-au-Prince, la capitale. Il clima è ovunque semiarido. Piove soltanto tre mesi all’anno, e poi c’è la siccità simile a quella del nostro nordest… E gli abitanti sono dieci milioni di persone, in un piccolo territorio sovrappopolato con il 95% di afrodiscendenti e il 5% di mulatti.
Sono eredi della prima grande rivoluzione sociale dell’America Latina, quando nel 1804 si ribellarono contro i colonizzatori francesi che li sfruttavano come schiavi e li condannavano a una vita media di 35 anni. Espulsero i colonizzatori, eliminarono la schiavitù e distribuirono le terre. E siccome sapevano che i colonizzatori sarebbero potuti tornare con molte più armi, salirono sulle montagne, dove stanno anche oggi.
I colonizzatori tornarono, ma non erano più francesi; vennero i capitalisti USA, che occuparono l’isola dal 1905 al 1945. E quando se ne andarono, lasciarono la dittatura Duvalier, filo-americana, che terrorizzò la popolazione dal 1957 al 1986. Ci furono poi governi provvisori. Nel 1990 fu eletto il padre Aristide, della teologia della liberazione, ma non durò. Gli americani lo rovesciarono e lo portarono a Wasghinton, per dargli lezioni di neoliberismo. Tornò addomesticato per compiere un altro mandato.
Poi elessero Preval, che riuscì a portare a termine il suo mandato, ma senza realizzare nessun cambiamento in senso democratico. E ora hanno eletto un governo burattino degli americani che ha speso 25 milioni di dollari in campagna elettorale. Tutti sanno a Haiti che non è stato eletto dal popolo. Ci dovrebbero essere elezioni per il parlamento, visto che il mandato è scaduto da più di sei mesi, ma nessuno ne parla. Quindi non c’è più un parlamento legalmente costituito anche se è in carica. In pratica il potere reale è esercitato dalle truppe delle Nazioni Unite, chiamate MINUSTAH (missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione di Haiti)!
Anche se si sono liberati dalla schiavitù, gli haitiani hanno vissuto pochi anni di democrazia (e di democrazia borghese).
Il popolo vive in una penuria estrema di cibo e beni materiali, aggravatasi con il terremoto del gennaio 2010, che ha ucciso migliaia di persone e distrutto praticamente tutta la città di Port- au-Prince. Ma è un popolo che conserva la sua dignità e il suo orgoglio, unito dalla cultura, dalla lingua creola, che parlano solo loro nel mondo, e dal Vudù (equivalente del nostro candomblé), praticato da quasi tutta la popolazione, anche se mantengono il sincretismo religioso nei comportamenti: la domenica a messa e il giovedi al “terreiro”.
Nelle regioni rurali non ci sono scuole. Il 70% degli haitiani vive nelle campagne. L’analfabetismo tocca il 65% della popolazione. Non c’è energia elettrica nell’interno del paese. C’è unicamente a Port-au-Prince. Ci sono solo tre strade nazionali asfaltate. Non c’è acqua potabile. Tutti devono acquistarla a prezzi internazionali.
L’anno scorso, per la prima volta nella storia dell’isola, c’è stata un’epidemia di colera, che ha ucciso centinaia di persone. La malattia medievale è stata portata dai soldati nepalesi che buttavano i loro rifiuti nel principale fiume del paese. C’è qualche tribunale internazionale che abbia deciso di processare le Nazioni Unite per quelle morti? Più del 65% di tutti gli alimenti sono importati o arrivano nella forma di donazioni, di cui si appropria una borghesia commerciale negra che sfrutta la popolazione. Le famiglie che riescono ad avere qualche soldo, per comprare prodotti che arrivano dalla vicina Repubblica Dominicana, sono quelle aiutate da parenti che lavorano negli USA.
In uno scenario di questo tipo, non è difficile immaginare lo scoppio di prossime rivolte popolari. Ma non preoccupatevi, ci sono 12.000 soldati di molti paesi del mondo, coordinati dall’esercito brasiliano con il marchio delle Nazioni Unite, per contenere le possibili rivolte. Sfilano in convogli, dotati di moltissime armi, solo per dire al popolo: Non dimenticatevi che stiamo qui per mantenere l’ordine! L’ordine della povertà e della nuova schiavitù. Lì non ci sono guerre, né violenze (l’indice degli omicidi è il più basso dell’America Latina), i soldati stanno lì come poliziotti.
Ho chiesto a dei soldati brasiliani perché stavano lì, visto che non sanno neanche il creolo per comunicare con la popolazione. L’unica risposta che ho ottenuto è stata che se andassero via loro arriverebbero gli statunitensi, che sono molto più violenti. Il popolo di Haiti non ha bisogno di soldati armati. Il popolo di Haiti ha bisogno di solidarietà per sviluppare le forze produttive del suo territorio e produrre i beni di cui ha bisogno per uscire dall’immensa penuria che soffre.
Il popolo di Haiti ha bisogno di sostegno per avere energia elettrica, per costruire una rete di distribuzione di gas da cucina e evitare il disboscamento. Ha bisogno di una rete idrica per la distribuzione dell’acqua potabile e di scuole di tutti i livelli in tutti i villaggi. Hanno bisogno di semi e utensili. Per il resto sanno bene cosa devono fare. Stanno lì dal 1804 come popolo che si è liberato, sopravvivendo e moltiplicandosi nonostante i tanti sfruttatori stranieri.
Per fortuna ci sono modi di mettersi in relazione con il popolo di Haiti. Il governo di Bahia ha mandato cisterne per immagazzinare l’acqua piovana, di cui gli haitiani sono molto grati. La Petrobras ci ha aiutato a portare in Brasile 77 giovani contadini, che studiano agroecologia. La chiesa cattolica di Minas Gerais ha fatto una raccolta speciale in tutte le parrocchie per finanziare progetti di sviluppo agricolo a Haiti, dagli orti all’allevamento delle capre e delle galline e alla produzione di semi. E noi movimenti sociali di Via campesina Brasil, con le poche risorse di cui disponiamo, abbiamo inviato, da più di 6 anni, una brigata permanente di giovani volontari, che stanno realizzando progetti in campo agricolo, cisterne, progetti educativi.
Il popolo di Haiti è arrabbiato per le truppe della Minustah. Se le Nazioni Unite volessero aiutare davvero Haiti, potrebbero seguire l’esempio di Venezuela e Ecuador. I loro soldati non sono armati e stanno costruendo case, strade e magazzini. O seguire l’esempio di Cuba, che anche a Haiti ha mandato più di 5.000 medici volontari, l’unico servizio sanitario pubblico che esiste nel paese, realizzato da questi medici umanisti che danno l’esempio della pratica del socialismo.
Penso che il nostro dovere come fratelli degli haitiani sia continuare a protestare e chiedere che le truppe si ritirino da Haiti e continuare a sostenere gli haitiani con progetti di sviluppo economico e sociale.
* J.P. Stedile è il leader più conosciuto dell’Mst, il Movimento dei Senza Terra brasiliani, e di Via campesina, l’organizzazione internazionale che raggruppa movimenti e lavoratori agricoli.
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Cuba
martedì 12 marzo 2013
Fiesta de la primavera
Questo è l'inizio del post. E questo è il resto.
Hola a todos!
Sabato 16 marzo 2013 ore 20:30
Fiesta de la primavera
al Circolo Uisp Cesanella di Senigallia
Bocciodromo di via Mantegna, 2 (dietro la SACCARIA)
CENA con il seguente menù:
• Antipasto cubano
• Pennette all’amatriciana (al pomodoro e basilico per i vegetariani)
• Stinco di maiale con patate, contorni di verdure
• Dolce
• Vino, Acqua, e naturalmente Ron Cubano!
BALLO con spettacolo del gruppo cubano
“Beatriz Lopez & Achevere de Cuba”
Il costo della serata è di € 20 partecipiamo numerosi!!!
per poter calcolare bene le quantità è gradita la prenotazione
telefonando o smessaggiando ai seguenti numeri:
Peppe 339/8242575 – Maurizio 333/3745938 – Gianclaudio 334/5478822
ricordiamo che tutto il ricavato verrà utilizzato per il finanziamento
dei progetti di cooperazione con Cuba che l'Associazione Italia Cuba
porta avanti da anni direttamente sull'isla.
Chi lo vorrà potrà inoltre cogliere l'occasione per rinnovare la
tessera annuale.
vi aspettiamo numerosi e .. hasta la victoria!
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Hola a todos!
Sabato 16 marzo 2013 ore 20:30
Fiesta de la primavera
al Circolo Uisp Cesanella di Senigallia
Bocciodromo di via Mantegna, 2 (dietro la SACCARIA)
CENA con il seguente menù:
• Antipasto cubano
• Pennette all’amatriciana (al pomodoro e basilico per i vegetariani)
• Stinco di maiale con patate, contorni di verdure
• Dolce
• Vino, Acqua, e naturalmente Ron Cubano!
BALLO con spettacolo del gruppo cubano
“Beatriz Lopez & Achevere de Cuba”
Il costo della serata è di € 20 partecipiamo numerosi!!!
per poter calcolare bene le quantità è gradita la prenotazione
telefonando o smessaggiando ai seguenti numeri:
Peppe 339/8242575 – Maurizio 333/3745938 – Gianclaudio 334/5478822
ricordiamo che tutto il ricavato verrà utilizzato per il finanziamento
dei progetti di cooperazione con Cuba che l'Associazione Italia Cuba
porta avanti da anni direttamente sull'isla.
Chi lo vorrà potrà inoltre cogliere l'occasione per rinnovare la
tessera annuale.
vi aspettiamo numerosi e .. hasta la victoria!
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iniziative circolo
mercoledì 6 marzo 2013
QUE VIVA CHAVEZ !
Dopo due anni di lotta contro il cancro alle 16,25 ora locale il presidente internazionalista è deceduto a seguito di un'infezione respiratoria. Dall'11 dicembre, operato per la quarta volta a Cuba, non si presentava in pubblico. Per il vicepresidente Nicolas Manduro è stato ucciso come il leader paestinese Yasser Arafat, e nel discorso alle tv chiude con un "Che viva Chavez".
di Fabrizio Casari
La notizia è arrivata in tarda serata, dura, secca, dolorosa come un colpo allo stomaco. Il Presidente del Venezuela, Comandante Hugo Chavez Frias, è morto. E’ l’esito di una lotta lunga due anni contro il cancro e di una battaglia senza sosta lunga una vita intera contro l’imperialismo Usa in America Latina. Stati Uniti che vengono accusati dal vicepresidente Nicolas Maduro di aver complottato contro la vita stessa di Chavez oltre che contro la stabilità politica del Paese.
Si parla di avvelenamento e da Washington, ovviamente, smentiscono sdegnati. Nelle stesse ore, intanto, Caracas ha espulso due alti funzionari della locale ambasciata statunitense per ingerenza negli affari interni del Venezuela. I prossimi giorni ci saranno maggiori elementi per capire la dimensione precisa delle accuse dei vertici della Rivoluzione bolivariana, per ora prevale l’emozione di un paese che è stato colpito direttamente al cuore.
Le decine di migliaia di persone che si riversano in strada a testimoniare l’amore per il loro leader, raccontano di un paese che si troverà da domani alle prese con un necessario riassetto della leadership in grado di far fronte all’offensiva di una destra tra le peggiori del pianeta per corruzione, servilismo e odio sociale nei confronti dei nullatenenti. Una storia che proprio Chavez ha saputo ribaltare, portando alla ribalta le ragioni del suo popolo e mettendo all’angolo, elezione dopo elezione, referendum dopo referendum, le ambizioni di una borghesia nazionale dominante verso l’interno e telecomandata dall’esterno.
Nelle due occasioni che ho avuto di parlargli, l’impressione di avere di fronte un uomo capace di superare i suoi stessi limiti pur di raggiungere gli obiettivi che si proponeva, si sommava a quella di avere di fronte un leader davvero completamente immedesimato con il suo popolo, immerso fino in fondo nel suo destino. Proprio aver incontrato tanti leader di tanti paesi mi facilitava la sensazione di avere di fronte qualcuno di assolutamente diverso.
La lotta dell’impero e dei suoi funzionari contro Chavez non ha avuto sosta, nulla è stato risparmiato per disarcionare il presidente venezuelano dal potere. Ma nemmeno con il colpo di stato del 2002, come sempre deciso e organizzato a Washington, riuscirono ad aver ragione della rivoluzione bolivariana. Chavez, deposto dai militari traditori, nel giro di poche ore venne rimesso al suo posto da una sollevazione popolare e i golpisti dovettero riparare all’estero o finirono agli arresti.
Sia il Venezuela che l’intera America Latina sono state sedotte e conquistate da un uomo che ha saputo realizzare una rivoluzione autentica, rovesciando con le due idee e i suoi atti l’ordine preesistente. Capace di comunicare come nessuno mai con il suo popolo, Chavez è stato il nemico giurato dell’oligarchia venezuelana e uno dei più accaniti sostenitori delle ragioni di un nuovo socialismo - il socialismo del terzo millennio - che tanto impulso ha dato al pensiero progressista proprio nella fase storica nella quale la sinistra cominciava a pagare, internazionalmente, il costo di una sconfitta epocale. Ma pur nell’epoca del pensiero unico, il Presidente venezuelano seppe porsi in prima fila nella rielaborazione di una teoria politica socialista, che si compone di indipendenza nazionale, giustizia sociale e solidarietà internazionalista, sul piano regionale come su quello globale.
Dedicò ogni sforzo al consolidamento delle relazioni continentali e non lesinò aiuti e sostegno ai paesi con minori possibilità. Da essi venne sempre ricambiato con la disponibilità totale a combattere le stesse battaglie, a perseguire gli stessi obiettivi, a disegnare un nuovo continente unito, libero dal giogo del Washington consensus. Il suo rapporto straordinario con Fidel Castro ha in qualche modo rappresentato, anche simbolicamente un passaggio di testimone dalla resistenza di un’isola orgogliosa e ribelle ad un intero continente oggi profondamente immerso nella sua nuova storia democratica e socialista.
Nella storia del Venezuela Chavez può ben essere definito l’erede di Simon Bolivar. Una personalità debordante, un carisma raro, una connessione di sentimenti ed emozioni con il suo popolo difficile da riscontrare con frequenza. Un amore verso gli ultimi della sua terra assolutamente ricambiato. Il Venezuela di Chavez, lungi dall’essere un paradiso in terra e pure ancora alla ricerca di una dimensione finalmente libera dalle contraddizioni violente di una società complessa, è stato infatti negli ultimi dodici anni un paese diverso; più giusto, più umano, lontano sideralmente dal covo d’ingiustizia e apartheid sociale ed etnico che decenni di dittatura militare e democrazie fantoccio, entrambe stabilite a Washington e applicate a Caracas come in ogni dove dell’America Latina, avevano caratterizzato. Tutto cambiò nel 1998, quando l’ex ufficiale dei paracadutisti strappò il suo paese al destino di republica petrolera prima nei profitti e ultima nell’equità.
Analfabetismo, morti per povertà, fame strisciante e diffusa, mancanza di case e di assistenza sanitaria per i poveri ebbero i mesi contati. La riconversione dei proventi del petrolio in investimenti di politiche sociali a favore degli ultimi in patria, mentre fuori dai confini l’intensa attività di Chavez, ispiratore dell'alleanza bolivariana delle americhe (ALBA) ha dato un enorme, fondamentale contributo alla rete straordinaria di alleanze politiche con i governi progressisti di tutta l’America Latina e che rappresenta oggi la nuova stagione democratica del continente.
Entro trenta giorni verranno convocate nuove elezioni e l'appuntamento elettorale sarà il primo passaggio politico che dirà se la rivoluzione bolivariana potrà continuare senza Chavez. Le parole di Maduro, in lacrime, in rappresentanza del governo e delle Forze Armate, al momento della comunicazione della morte di Chavez, non lasciano dubbi circa l’unità del gruppo dirigente che dovrà raccoglierne, nel modo che potrà e saprà darsi, l’eredità del chavismo: “Noi civili e militari assumiamo la tua eredità, le tue sfide, il tuo progetto; accompagnati dal nostro popolo, le nostre bandiere saranno sventolate con dignità. Grazie Comandante, mille volte grazie”.
Le forze armate del Venezuela sono state dispiegate in tutto il paese, a garantire ordine e a fornire un messaggio chiaro a tutti coloro che, dall’interno e dall’esterno del Paese, fossero accarezzati dall’idea di approfittare della situazione. Sono ore di commozione e di rimpianti, di dolore e sgomento, non di debolezza. Ore nelle quali il popolo prenderà le sue strade e suoi nemici troveranno luogo solo al riparo delle loro case. Senza essere visto, armato della la spada di Bolivar e del suo sorriso aperto, Chavez passeggia e passeggerà ancora a lungo per le strade del suo Venezuela.
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Latinoamerica
venerdì 28 dicembre 2012
Kerry, il cambio possibile verso Cuba?
di Fabrizio Casari
La nomina del senatore democratico John Kerry, Presidente della Commissione Esteri del Senato a Segretario di Stato appare ormai imminente. La definitiva giubilazione di Susan Rice, la cui candidatura è rimasta sepolta sotto le macerie dell’ambasciata Usa a Bengasi, è già di per sé una buona notizia. La Rice, falco e devota custode dell’inclinazione imperiale, avrebbe certamente condizionato in senso più conservatore la già poco progressista politica estera di Obama. Alla nomina di Kerry potrebbe poi sommarsi quella dell’ex senatore democratico Chuck Hagel, che potrebbe divenire il nuovo Segretario alla Difesa.
Questo è l'inizio del post.
Con queste due nomine, il circolo ristretto di Obama in materia di politica estera e militare (cioè le due facce della stessa medaglia) si gioverebbe di un deciso cambio di orientamento in termini di linea politica. Sia Kerry che Hagel, infatti, sono uomini di esperienza e competenza già sperimentate in politica estera e certamente, riguardo alla relazione tra USA e Cuba, rappresentano il punto di vita intelligente di quella parte di establishment che ritiene debba considerarsi chiusa la storia anacronistica dell’ostilità totale tra Washington e L’Avana.
Certo, gli interessi strategici della superpotenza non sono suscettibili di variazione profonda, che possano cioè ribaltare il sistema valoriale che sostiene la dionisiaca volontà di potenza dell’impero, però è altrettanto vero che una diversa impostazione politica sui temi delle relazioni internazionali ha avuto luogo nella storia statunitense, si pensi solo alla presidenza Carter. Il secondo mandato di Obama potrebbe assumere un profilo riformatore tante volte annunciato all’inizio del primo mandato e mai giunto.
Fin dal 1984, quando venne eletto al Senato, Kerry è sempre stato un avversario tenace delle politiche interventiste statunitensi in America latina, da lui sempre considerata come un continente con il quale mantenere una relazione politica importante e collaborativa; e nello specifico del rapporto con Cuba, ha sempre considerato inutile ed anacronistico il blocco statunitense, auspicando una svolta nelle relazioni bilaterali.
Coerentemente con le sue posizioni, Kerry non esitò a schierarsi contro lo stesso Obama in relazione all’utilizzo dell’agenzia USAID per destabilizzare Cuba, condizionando il via libera al finanziamento di venti milioni di dollari per le attività dell’agenzia ad una revisione di suoi programmi. Non esitò nemmeno a dichiararsi decisamente scettico circa l’utilizzo di fondi Usa per mantenere Radio e Tv Martì, le due emittenti legate alla FNCA, dicendosi convinto che “nessun cubano le vede o le sente e ancor meno gli interessano”.
In un chiaro riferimento agli episodi di malversazione di fondi e utilizzo degli stessi in funzione di greppia alla quale sfamano i propri appetiti i cosiddetti “dissidenti”, il senatore democratico non scelse le mezze misure per dichiararsi contrario: “Non ci sono prove - disse Kerry in un comunicato - che i programmi di promozione della democrazia, che fino adesso sono costati ai contribuenti statunitensi oltre 150 milioni di dollari, stiano aiutando il popolo cubano”. “Anzi - aggiunse - non sembra che i cosiddetti aiuti per la democrazia abbiano ottenuto risultati diversi da quello di aver provocato l’arresto di un contractor del governo statunitense (Alan Gross ndr) che distribuiva strumenti di comunicazione satellitari a contatti cubani”.
Dal canto suo Chuck Hagel, non ha mai risparmiato critiche proprio riguardo alla politica USA verso Cuba, definendola “senza senso”. Unico membro del Congresso che Carter invitò ad accompagnarlo in occasione della visita a Cuba nel 2002, Hagel si schierò a favore della legislazione per aprire il mercato cubano la vendita di alimenti e medicine e per ridurre le restrizioni sui viaggi tra Usa e Cuba.
Su Cuba la differenza d’approccio al tema della relazione con Cuba non risente particolarmente delle differenze tra Democratici e Repubblicani. Basti pensare che democratico è il deputato Robert Torricelli, autore di una legge anticubana che ha preso il suo nome e che ha fatto da apripista alla famigerata legge Helms-Burton, dal nome dei due senatori dell’ultradestra repubblicana. Insomma, quando si è trattato di accarezzare il pelo alla lobby terroristica e mafiosa cubano americana, né un partito né l’altro si sono sottratti all’obolo richiesto, pregiudicando in profondità la qualità della politica estera statunitense e vessando senza vergogna il popolo cubano.
La nomina di Kerry e Hagel, quindi, non verrà accolta nel modo migliore dai falchi del partito repubblicano e anche da quelli nelle file democratiche, tra questi primo fra tutti Bob Menendez, che insieme al senatore repubblicano Marco Rubio fu tra gli oppositori più accaniti del decreto presidenziale con il quale Obama riaprì i viaggi diretti tra Usa e Cuba (su questo fu scontro aperto proprio con Kerry, che appoggiava la decisione della Casa Bianca) e arrivò anche a minacciare la fine del contributo finanziario statunitense all’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) quando decise di accogliere Cuba nelle sue riunioni.
E anche relativamente all’ipotesi di un dialogo tra Washington e L’Avana che avesse al centro i casi di Alan Gross, detenuto a Cuba per spionaggio e i cinque cubani accusati anch’essi di spionaggio e detenuti negli Usa a seguito di processi-burla, Menendez ebbe a dire, in una intervista al New York Times, che avrebbe preferito lasciare Alan Gross in carcere “per non entrare in negoziati con qualcuno che è ostaggio del governo cubano”. Ma Menendez non se la passa bene, coinvolto in vari scandali e il livello delle pressioni che storicamente la comunità cubanoamericana ha esercitato verso la Casa Bianca perché mantenesse la sua ostilità verso l’isola caraibica, ha decisamente perso di peso specifico.
Obama, infatti, ha vinto ad ogni livello le elezioni in Florida e nella stessa Miami-Dade ed è risultato vincitore anche nel voto della comunità latina. L’apporto di Kerry e Hagel al suo gabinetto di governo potrebbe spingere il presidente, al suo secondo e ultimo mandato, quindi indifferente alla minaccia della rielezione, a dare vita ad un cambio significativo della politica vetusta ed inutile verso Cuba.
A cominciare dalla presa di distanza tra la Casa Bianca e il recalcitrante magma reazionario di Miami che ha sempre ricattato politicamente ed elettoralmente ogni presidente democratico che pensava di porre anche solo piccoli cambiamenti nell’agenda statunitense per la regione.
Una rottura con l’estremismo dei fuoriusciti di Miami e una riconsiderazione dei rapporti bilaterali con Cuba risulterebbe essere, tra le altre cose, un passaggio importante sia nei confronti della comunità internazionale, che ogni anno in sede ONU condanna il blocco Usa, sia per il miglioramento generale dei rapporti con l’insieme dell’America latina.
La fine dell’isterìa anticubana, peraltro,, proprio per quanto appena detto, influirebbe positivamente anche nella politica interna. Perché, come afferma Richard Lugar, senatore repubblicano uscente tra i più prestigiosi negli USA, “un cambio di politica verso Cuba è nell’interesse nazionale degli Stati Uniti”.
E questo è il resto.
E questo è il resto.
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Cuba
mercoledì 7 novembre 2012
Senigallia 10-18 novembre settimana della cultura cubana
"CINQUE ARTISTI PER CUBA”
Dal 10 al 18 novembre alla Galleria d’Arte Expo-Ex, con gli artisti Andrea Cangemi, Salvatore Carbone, Salvatore D’Addario, Nazareno Rocchetti e Lino Stronati (Stroli).
Quella che inizia sabato 10 novembre a Senigallia (con inaugurazione alle ore 18) è la quarta tappa della mostra itinerante “Cinque Artisti per Cuba”. Dopo il successo e la grande affluenza di pubblico a Jesi, Filottrano e Porto Recanati, l’evento si sposta ora nella Galleria d’Arte Expo-Ex (accanto la Rocca Roveresca in Piazza del Duca), all’interno del programma della “Settimana della Cultura Cubana” che proprio a Senigallia propone, dal 10 al 18 novembre, una serie di appuntamenti, incontri ed approfondimenti su aspetti e realtà del paese centroamericano.
“Cinque Artisti per Cuba” presenta dalla scorsa primavera, in varie location delle Marche, i linguaggi pittorici e scultorei di AndreaCangemi, Salvatore Carbone, Salvatore D’Addario, Nazareno Rocchetti e Lino Stronati (Stroli), che hanno voluto omaggiare il coinvolgente spirito culturale che anima la terra cubana attraverso proprie opere pittoriche e sculture direttamente o liberamente ispirate al paese centroamericano. Una confluenza di lontananze, viene definita questa esperienza, con le diverse modalità e personalità ma con un modo di far convergere linguaggi apparentemente lontani ma diretti verso un unico obiettivo: Cuba, con la sua gente, i suoi colori, la sua atmosfera, la sua dignità.
L’evento di Senigallia, che proseguirà fino al 18 novembre (orario di apertura 16-20), è organizzato dall’Associazione culturale “Para un Principe Enano” (sotto la spinta di Olga Lidia Priel Herrera, responsabile della delegazione di cubani residenti nelle Marche) con la collaborazione dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba (Circolo Senigallia), con il patrocinio dell’Ambasciata cubana a Roma, dei Comuni di Senigallia, Porto Recanati, Filottrano e Jesi, della Provincia di Ancona e della Regione Marche. “Cinque Artisti per Cuba” è inclusa nel progetto socio-culturale per la diffusione della cultura cubana e per lo scambio e l’approfondimento di una reciproca conoscenza fra il popolo cubano e quello italiano.
Dopo l’evento di Senigallia, la Mostra si dirigerà verso altre sedi tra cui Roma e Cuba.
APPUNTAMENTI DURANTE LA MOSTRA ALL’INTERNO DELLA “SETTIMANA DELLA CULTURA CUBANA”
- Martedì 13 novembre, ore 21.00, Auditorium San Rocco (Piazza Garibaldi, Senigallia): Proiezione del video “Il Tesoro di Cuba” documentario reportage sulla sanità cubana.
- Mercoledì 14 novembre, ore 18.00, Sala Expò-Ex (Piazza del Duca, Senigallia): Presentazione del libro per stranieri “Caffè Italia” della Casa Editrice Eli di Loreto, Relatore prof. Nazzareno Cionco
- Giovedì 15 novembre, ore 21.00, Auditorium San Rocco (Piazza Garibaldi, Senigallia): Proiezione del video “A mi non me desvian” (“Non mi cambiano”), con Beatriz Lopez del Gruppo “Acevere Cuba”.
- Sabato 17 novembre, ore 19.00, Bocciodromo Cesanella (Via Mantegna 2, Senigallia): Presentazione delle Associazioni organizzatrici e CENA con spettacolo del Gruppo “Acevere Cuba”.
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mercoledì 26 settembre 2012
Domenica 14 ottobre viaggio a Roma alla scoperta dei luoghi della memoria.
Care/i compagne e compagni,
Insieme alle sezioni ANPI di Jesi e Chiaravalle , alle Arci di Jesi e Chiaravalle e al presidio di Jesi di Libera, organizziamo una visita a Roma domenica 14 ottobre, alla scoperta dei Luoghi della Memoria, memoria del sacrificio e della lotta di chi ha reso possibile la nostra democrazia. In particolare le tappe principali saranno il Museo storico della Liberazione di Via Tasso, il Cimitero degli acattolici e le Fosse Ardeatine.
Programma:
5:00 Partenza dalla stazione di Senigallia
5:25 Fermata a Chiaravalle in Piazza Mazzini
5:45 Fermata a Jesi al Piazzale di Porta Valle
10:00 Arrivo a Roma al Museo della Liberazione di Via Tasso, visita guidata
12.00 Visita al Cimitero degli Acattolici con guida
13:30 Pranzo nelle vicinanze delle Fosse Ardeatine
15:00 Visita delle Fosse Ardeatine
16:30 Rientro con sosta in autogrill
20:00 Arrivo a Jesi
20:30 Arrivo a Chiaravalle
20.45 Arrivo a Senigallia
Nella quota di partecipazione di 25 euro sono compresi:
- Viaggio in pullman gran turismo
- Pranzo con porchetta, salumi, dolce, vino, rum, grappa e bibite!
- Ingresso con visita guidata al Museo di Via Tasso, al Cimitero degli Acattolici e alle Fosse Ardeatine
Prenotazione obbligatoria entro il 7 ottobre:
Peppe 339/8242575 – Gianclaudio 334/5478822 oppure italiacuba.senig@gmail.com
La gita non si effettuerà nel caso in cui il numero dei partecipanti fosse inferiore a 45.
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mercoledì 5 settembre 2012
"Cinque artisti per Cuba" L'esposizione itinerante 2012 torna il 1° settembre a Porto Recanati
Approda a Porto Recanati, sabato 1° settembre con inaugurazione alle ore 18.00, la mostra itinerante “Cinque Artisti per Cuba”. Dopo il successo e la grande affluenza di pubblico riscontrata a Jesi e Filottrano nei mesi scorsi, l’appuntamento si sposta con la terza tappa nella sede di Sala Biagetti Castello Svevo (in Piazza F.lli Brancondi), per proporre i linguaggi pittorici di Andrea Cangemi, Salvatore Carbone, Salvatore D’Addario, Nazareno Rocchetti e Lino Stronati (Stroli), che hanno voluto omaggiare lo spirito culturale coinvolgente che anima la terra di Cuba attraverso opere pittoriche e sculture direttamente o liberamente ispirate al paese centroamericano ed alla sua cultura. Una confluenza di lontananze, viene definita questa esperienza, con modalità disparate, ma un modo di far confluire, seppur con difficoltà iniziali facilmente superate, linguaggi assolutamente lontani verso un unico obiettivo: Cuba. La sua gente, i suoi colori, la sua atmosfera, la sua dignità.
L’evento di Porto Recanati, che proseguirà fino al 14 settembre (orario 17-23) con all’interno incontri, approfondimenti e appuntamenti musicali, è organizzato dall’associazione Riflessi di Cultura Cubana “Para un Principe Enano”, con il patrocinio dell’Ambasciata cubana a Roma, dei Comuni di Porto Recanati, Filottrano e Jesi, della provincia di Ancona e della Regione Marche.
La mostra itinerante “Cinque Artisti per Cuba” è inclusa nel progetto socio-culturale per la diffusione della cultura cubana in Italia, promosso dall’associazione “Para un Principe Enano” sotto la spinta di Olga Lidia Priel Herrera (responsabile della delegazione di cubani residenti nelle Marche) e vuole rappresentare una testimonianza della positiva evoluzione democratica delle condizioni di un popolo come quello cubano, pur mantenendo la propria cultura e tradizione. L’obiettivo del progetto è anche quello di uno scambio positivo con la cultura italiana, per una crescita umana basata sull’approfondimento della reciproca conoscenza. A battezzare il progetto alla sua prima tappa inaugurale di Jesi, infatti, erano intervenuti lo scorso marzo l’Ambasciatore e l’Addetto agli Affari Culturali, Scientifici e Tecnici di Cuba in Italia.
Proprio a Porto Recanati, dove Salvatore Carbone ha allestito molte mostre, è scattata l’idea e la scintilla del progetto itinerante tra l’artista e la curatrice Olga Lidia Priel Herrera, che ha poi coinvolto gli altri protagonisti trovando piena ed entusiastica partecipazione.
Dopo l’evento di Porto Recanati, la Mostra si muoverà verso altre sedi: Senigallia, Roma e Cuba.
>>> Appuntamenti durante la Mostra
Sabato 1° settembre, ore 19.00: Esibizione del Gruppo “Los Cumbancheros” e del vocalist Ariel Herrera.
Venerdì 7 settembre, ore 18.30: Confronto Italia-Cuba: una sinergia di culture.
Venerdì 14 settembre, ore 18.30: Agenda di viaggio a Cuba.
>>> Location
Il Castello Svevo di Porto Recanati (situato al centro della città) deve il suo nome a Federico II Re di Svevia, il quale nel 1229 dona le terre al Comune di Recanati. La data della sua costruzione è piuttosto incerta: per alcuni storici risale proprio al 1229, per altri appartiene alla fine del Medioevo e del Feudalesimo. All'interno, la pinacoteca e le varie mostre che vengono allestite in vari periodi dell'anno.
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