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ASSOCIAZIONE DI AMICIZIA ITALIA-CUBA CIRCOLO DI SENIGALLIA

venerdì 24 aprile 2020

IL 25 APRILE ANCHE NOI NELLA PIAZZA VIRTUALE DELL'ANPI.



Il Circolo di Senigallia e l’Associazione di Amicizia Italia-Cuba tutta aderisce con forza e convinzione all’appello lanciato dall’Anpi per riunirci in una grande piazza virtuale per festeggiare il 75° anniversario della liberazione dal Nazifascismo.
Di seguito l’appello dell’ ANPI.
Italia-Cuba Senigallia
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#BELLACIAOINOGNICASA
Il 25 Aprile, alle ore 15:00, dai nostri balconi canteremo “Bella ciao”, perché la memoria non sia solo un ricordo ma una conquista quotidiana.
Il 25 aprile 2020 ricorre il 75º anniversario della liberazione dal Nazifascismo.
75 anni di coraggio, di dignità, di resistenza, di libertà di pensiero per il nostro Paese, ferito dalle conseguenze di una guerra che ha lasciato profonde ferite nella nostra memoria.
Sulle montagne, nei fienili, nelle campagne i cittadini riuniti intorno al comitato nazionale di liberazione diventavano partigiani, uomini che si sono sacrificati per contribuire alla liberazione dell’Italia dai nazisti. I nomi dei caduti sono scolpiti nella pietra di tantissimi territori, il loro canto ha riempito le nostre piazze fino a quando queste potevano essere gremite di gente.
Oggi questo canto è un inno mondiale alla libertà, alla dignità di interi popoli oppressi che trovano nella parola “partigiano” il coraggio di ribellarsi a ogni tipo di invasore.
È per noi un dovere dare spessore alla memoria storica, trasmetterla alle nuove generazioni, spiegare che la libertà di oggi è il frutto del sangue di ieri.
Il 25 aprile è e rimarrà la Festa della Liberazione e della Resistenza.
Leggi il programma:
https://www.anpi.it/articoli/2306/la-grande-piazza-virtuale-del-25-aprile-il-programma?fbclid=IwAR0uRx17M-SPFZH_xfREfGArg429aTwyUR4WspVE9xd63fFltKThZbLm9w0
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Pubblicato da ASSOCIAZIONE DI AMICIZIA ITALIA-CUBA CIRCOLO SADO SADOVSKI alle 10:05 0 commenti
Etichette: chi siamo

lunedì 6 aprile 2020

Cara/o compagna/o,
il Direttivo del circolo di Senigallia ha deciso di contribuire con un versamento di € 1.000 alla campagna COVID-19  promossa dal nazionale e da mediCub-Europa per l’acquisto di dispositivi di protezione per il personale sanitario, attrezzature mediche e REAGENTI PER LA DIAGNOSI PRECOCE DEL COVID-19, da destinare all’IPK Istituto di Medicina Tropicale “Pedro Kourì”, Centro scientifico cubano di fama internazionale.
L’importo previsto per la realizzazione di questo progetto è di 156.000 euro.
E’ possibile contribuire anche a titolo personale, IL VOSTRO SOSTEGNO È FONDAMENTALE, OGNI DONAZIONE, PICCOLA O GRANDE, SARÀ INDISPENSABILE PER AIUTARE LA RICERCA CUBANA NELL’ATTUALE EMERGENZA SANITARIA MONDIALE.
L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba informerà sulle somme raccolte, che metterà immediatamente a disposizione di mediCuba-Europa per la rapida realizzazione del progetto.
I versamenti devono indicare la causale “EROGAZIONE LIBERALE PER IPK – COVID19” e si possono effettuare con bonifico su:

    c/c postale 37185592 intestato a Ass. Naz. Amicizia Italia-Cuba – IBAN IT59 R076 0101 6000 0003 7185 592
    oppure c/c bancario 11096138 – Banca Etica, Milano intestato a Ass. Naz. Amicizia Italia-Cuba – IBAN IT09 A050 1801 6000 0001109 6138
I contributi versati con queste modalità sono detraibili ai fini fiscali in base alle norme vigenti.
In allegato la locandina della campagna di raccolta fondi.
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Per quanto riguarda invece la solidarietà che ci ha già dimostrato Cuba dall’arrivo a Crema della brigata di medici cubani per aiutare i colleghi nell’ospedale da campo (inaugurato martedì 24 marzo) si sono moltiplicati i segni di affetto, di supporto, di solidarietà e anche i messaggi di ringraziamento da parte di molti cittadini da tutto il Paese e anche dal resto del mondo.
L’Associazione Nazionale Amicizia Italia-Cuba e il Comune Crema (CR) utilizzeranno da oggi la stessa casella di posta elettronica comunicazione@comune.crema.cr.it per ricevere e conservare tutti i messaggi di saluto, ringraziamento e vicinanza, che saranno in seguito recapitati al Responsabile della Brigata Dott. Carlos Ricardo Pérez Diaz.
Per far sentire agli operatori sul campo la gratitudine che gli italiani avvertono per questo gesto generoso e solidale invitiamo tutte le compagne e i compagni ad inviare un messaggio. In futuro i vostri messaggi verranno raccolti per la realizzazione di una pubblicazione promossa dal Comune di Crema in collaborazione con l’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba.
HLVS
Italia-Cuba Senigallia.
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Pubblicato da ASSOCIAZIONE DI AMICIZIA ITALIA-CUBA CIRCOLO SADO SADOVSKI alle 08:37 0 commenti
Etichette: chi siamo, Cuba

domenica 22 marzo 2020

gli amici si vedono nel momento del bisogno.

Un vecchio detto recita “gli amici si vedono nel momento del bisogno” e in questo terribile momento che il mondo ed in modo particolare l’Italia stà vivendo un grande paese come la Cina ed altri come il Venezuela e la piccola Cuba ci fanno sentire la loro solidarietà e vicinanza.  Ieri ad esempio un gruppo di 53 medici cubani è giunto in Italia, quale altro paese del Terzo Mondo è in grado di inviare ovunque nel pianeta migliaia di medici e di produrre farmaci all'avanguardia?
La scelta dell'assessore e della giunta lombarda di accettare l’aiuto offerto dal paese caraibico rappresenta l'implicito riconoscimento dei meriti della Rivoluzione cubana e va controcorrente rispetto all'ultradestra degli amici di Salvini come Bolsonaro che  ha cacciato dal suo paese i medici cubani o all'amministrazione USA diretta da Trump che in questo periodo di emergenza globale  conferma in toto il blocco economico che  sta strangolando Cuba Venezuela ed Iran respingendo la proposta di sospendere la stretta almeno sul materiale sanitario.
Speriamo che passato il momento d’emergenza non si torni alla “normalità” con tagli alla sanità, numeri chiusi all'università e tutte le altre politiche neoliberiste che oggi stiamo drammaticamente pagando o in politica estera nel continuare ad accettare i diktat dell’amministrazione nazi-evangelista di Trump.
Di seguito l’interessante articolo di Nazareno Galiè, buona lettura.
Italia-Cuba Senigallia
                                                              
Sulle orme di Che Guevara, in nome di Fidel Castro. I medici cubani in Lombardia come in Africa e a Haiti
 (di N. Galiè)
Un gruppo di 53 medici cubani è giunto in Italia per aiutare i loro colleghi italiani. Infatti, hanno raggiunto la Lombardia, epicentro dell’epidemia di Covid-19 in Italia, dove il sistema sanitario è in forte crisi. Si tratta di personale medico altamente specializzato, con una lunga esperienza nel trattamento delle malattie infettive, che opererà in un primo momento nell’ospedale di Crema. L’Italia non è l’unico paese a beneficiare della solidarietà cubana. Infatti, il Ministero della Salute Pubblica di Cuba ha reso noto che sono 37 i paesi in cui è stato inviato personale sanitario per far fronte alla propagazione del virus.
Attualmente ci sono poco meno di 50 mila professionisti cubani in giro per il mondo e di questi più della metà sono medici. I loro camici bianchi si trovano in Europa (Russia e Portogallo), in circa 30 nazioni dell’Africa, nelle regioni del Pacifico, in Medio Oriente e nell’Asia Orientale e in più di 20 Paesi dell’America Latina e dei Caraibi.
Insieme ai medici operano infermieri, tecnici, laureati con varie specializzazioni, ingegneri e personale di supporto.
Questo autentico esercito rappresenta il fiore all’occhiello della Repubblica cubana poichè a tutti i suoi membri è stata sempre riconosciuta la professionalità, la dedizione e lo spirito di fraternità con i quali hanno sempre operato anche in zone impervie e solitamente trascurate dalle grandi lobbies internazionali.
La presenza più grande di medici cubani è in Venezuela dove si stima che abbiano lavorato dal 2000 ad oggi più di 120 mila professionisti! Molto numerose le presenze anche in Brasile, Bolivia, Guyana e nella vicina e poverissima Haiti.
Quello che connota l’impegno dei medici cubani è l’adesione agli ideali di uguaglianza e solidarietà di Che Guevara, un medico che ha deciso di sacrificarsi per la liberazione dei popoli, e del Comandante eterno Fidel Castro. Entrambi avevano intuito che sarebbe stato fondamentale per Cuba dotarsi di un importante sistema di salute pubblica. A causa dell’embargo, non sarebbe stato facile trovare cure e medici adeguati dall’esterno. Ciò nonostante, grazie alla cooperazione con altri paesi socialisti, l’isola riuscì non solo a dotarsi di un sistema sanitario all’avanguardia nel mondo, ma anche ad aiutare altri popoli, soprattutto in Africa e in America Latina, in difficoltà.
In Italia i medici cubani si uniscono al personale sanitario inviato dalla Cina, ma la regione Lombardia ha annunciato che presto arriveranno medici anche dal Venezuela (ma c’è stata una gaffe dell’assessore Gallera, che ha fatto sapere che vorrebbe medici anti chavisti, il che non merita commenti).
Anche il Cremlino ha annunciato stasera, dopo la telefonata di Putin a Conte, l’invio di sanitari russi. Un esempio di cooperazione e di solidarietà tra popoli, in un momento in cui altri paesi si stanno chiudendo a riccio, focalizzando i propri sforzi sul fronte sanitario interno. È degno di nota che a prestare soccorso siano paesi che, normalmente e con un alto tasso di ipocrisia, i media definiscono “totalitari” e “canaglia”.
Anche a Cuba, come in quasi tutto il mondo, è arrivato il nuovo virus, invero i casi sono tutti d’importazione, ma il governo non ha rinunciato all’altruismo che caratterizza da sessant’anni la politica estera dell’Avana. Come ha affermato il Vice Presidente Roberto Morales Ojeda, che fra l’altro è anche un importante medico, la cooperazione sanitaria “è un sinonimo di attenzione, conoscenza e amore nei confronti delle persone più vulnerabili, che ci fa superare le avversità, le barriere geografiche e linguistiche per portare salute e qualità della vita a coloro che più lo necessitano”. Solidarietà che è arrivata quest’oggi anche in Italia, dove i nostri medici sono stremati da un numero, purtroppo sempre maggiore, di contagiati, che rischiano di non essere adeguatamente curati.
Nei giorni scorsi Cuba aveva già preso un’importante iniziativa nella direzione della solidarietà, cui non è stata la giusta attenzione mediatica. Il governo ha consentito l’attracco della nave da crociera britannica, MS Braemar, in cui alcuni passeggeri erano affetti di Covid-19. Sia il governo delle Bahamas, il quale fa parte del Commonwealth inglese e avrebbe avuto l’obbligo di far attraccare la nave, sia gli Stati Uniti di Trump, che ostentatamente rivendicano l’esistenza di un asse strategico con Londra, non hanno voluto assumersi dei rischi, lasciando i passeggeri in balia delle onde. Solo Cuba non si è tirata indietro, prestando soccorso alla nave e assistendo gli oltre mille passeggeri ed i membri dell’equipaggio a bordo. “L’aiuto di Cuba non sarà mai dimenticato”, ha affermato la compagnia di navigazione britannica, proprietaria della MS Breamar.
Occorre lo “sforzo dell’intera comunità internazionale” per combatter il virus, ha spiegato il Ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez. La cooperazione e l’internazionalismo sono valori irrinunciabili per la dirigenza cubana e l’eccellenza nel campo sanitario è uno dei risultati più convincenti della Rivoluzione.
L’eccellenza della sanità cubana è sotto gli occhi di tutti, almeno sotto gli occhi di coloro che vogliono vedere. La stessa Cina, la quale aveva eroicamente sovvenzionato per anni Cuba, aggirando l’embargo che i paesi europei, obbedienti alle direttive di Washington avevano rispettato con poche eccezioni, ha potuto beneficiare delle cure sperimentate e poi sviluppate a L’Avana. Moltissimi pazienti cinesi, affetti di Covid-19, sono stati curati con l’Interferone Alfa B, una medicina creata nei laboratori cubani a partire dagli anni 80. Alcuni specialisti cinesi l’hanno definita come il farmaco più efficace, almeno per ora, contro il nuovo coronavirus. Questo interferone ha la capacità di inibire la replicazione del virus, e come ha recentemente spiegato il medico cubano Luis Herrera, può essere utilizzato contro altre malattie infettive. Fidel Castro decise di sviluppare questa medicina, su suggerimento di un importante professore proveniente da Houston, capendone le potenzialità. Di fronte a questa emergenza, per dirla con le parole del dottore Herrera, il mondo ha l’opportunità di comprendere che la medicina non deve essere concepita come un mero asset commerciale, ma un diritto fondamentale. La solidarietà cubana e la superiorità del sistema cinese nell’affrontare la crisi del coronavirus, ci offrono altresì esempi di come il capitalismo non sia affatto il modello più razionale cui guardare, sia dal punto di vista etico, sia dal punto di vista dell’efficienza.





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Pubblicato da ASSOCIAZIONE DI AMICIZIA ITALIA-CUBA CIRCOLO SADO SADOVSKI alle 21:58 0 commenti
Etichette: Cuba

venerdì 20 marzo 2020

19/03/19 - 19/03/20 un anno senza Marco.

19 marzo 2020, caro Marco é un anno che manchi ma noi dell associazione di amicizia Italia Cuba ti pensiamo sempre

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Pubblicato da ASSOCIAZIONE DI AMICIZIA ITALIA-CUBA CIRCOLO SADO SADOVSKI alle 09:24 0 commenti

martedì 21 gennaio 2020

Cuba, in scienza e coscienza


di Rosella Franconi
Il 15 gennaio di ogni anno si festeggia a Cuba il giorno della scienza cubana. Una ricorrenza che ha origine dalla frase iconica e visionaria pronunciata da Fidel Castro sul “futuro di uomini di scienza e di pensiero” il 15 gennaio 1960 (appena un anno dopo il trionfo della Rivoluzione e un anno prima della campagna di alfabetizzazione, quando il paese aveva il 25% di analfabeti) perché il nostro Paese ed il resto del mondo avrebbero molto da imparare da quel processo in continua evoluzione rappresentato dalla Rivoluzione cubana.
La scienza è certamente uno degli indicatori dello sviluppo di Cuba, un fiore all’occhiello di una Rivoluzione che ha dovuto misurare le sue ambizioni con un blocco economico, commerciale e finanziario inumano ed anacronistico in vigore dal 1961 ad opera degli Stati Uniti. Un blocco che, con la presidenza Trump, è stato ulteriormente accentuato e che ha esteso i suoi effetti extraterritoriali, con il complice accennato borbottio di europei, canadesi e giapponesi.
È un dato di fatto che gli indicatori di salute a Cuba, tra i migliori al mondo, sono stati raggiunti in un tempo breve, con risorse materiali limitate e in un contesto di ostilità e aggressività economica esterna (Lage A, Science and challenges for Cuban public health in the 21st century. MEDICC Rev, 2019;21:7–14). Nel 1960, l’aspettativa di vita era 63 anni e la mortalità infantile stimata in 34.8/1000 nati. I dati relativi al 2017 registrano un’aspettativa di vita alla nascita di più di 79 anni (7 in più della media globale, 3 in più dell’America Latina), una mortalità infantile di 4/1000 nati (più bassa che negli USA) e un medico ogni 122 abitanti, uno dei rapporti medico/abitante più alti nel mondo.
Non basta: “Save the Children” già nel 2010 definì Cuba il luogo migliore dove essere madre; nel 2015 l’OMS definì Cuba il primo paese al mondo ad aver eliminato la trasmissione madre-figlio di HIV e sifilide (si tenga conto anche che da poche settimane viene distribuito il vaccino sperimentale cubano anti-HIV, che promette risultati di assoluto livello ndr) elogiando come esempio per tutto il mondo il sistema sanitario cubano basato sulla medicina preventiva; nel febbraio 2019, Bloomberg ha incluso Cuba tra i 30 paesi più sani al mondo (più in alto di tutta l’America Latina ma anche degli USA). E la lista potrebbe non finire qui.
Cuba rappresenta quindi un’eccezione alla classica correlazione tra indicatori di salute e PIL. La dissociazione di questi due fattori appare ancora più evidente durante il “Periodo Speciale”, iniziato nel 1991 con la scomparsa della URSS (e che ha segnato la “vittoria” del capitalismo neo-liberale sui progetti socialisti e la confusione mondiale delle sinistre) quando il PIL si è ridotto del 35-40%. I modelli convenzionali avevano predetto che gli indicatori di salute si sarebbero deteriorati (cosa che di fatto avvenne nei paesi dell’Est e in Russia). Eppure, a Cuba ciò non avvenne. Quello che è accaduto dopo la rivoluzione del ‘59 rappresenta perciò un fenomeno fuori dagli schemi che merita di essere approfondito.
C’è un aspetto di Cuba ancora poco conosciuto (e volutamente oscurato dalla propaganda internazionale), quello della creazione di un sistema sanitario e scientifico al livello dei Paesi avanzati. La giovanissima dirigenza rivoluzionaria aveva molto chiaro che per affrancare il Paese dalla condizione di subalternità e dipendenza era necessario sviluppare autonomamente le competenze scientifiche e tecniche più avanzate, per adattarle alle esigenze dell’isola e sviluppare un servizio sanitario universale e gratuito per il benessere della popolazione.
L’audace discorso di Fidel (ispirato dal pensiero di José Marti “Per essere liberi bisogna essere colti”) del 1960, “Il futuro di Cuba non può essere che un futuro di uomini di scienza”, condiviso integralmente dal Che e gli altri dirigenti, diede un segnale a tutta l’intellighenzia che non aveva abbandonato l’isola e compattò in questa impresa l’intera popolazione che percepì chiaramente di essere destinataria dei progressi del Paese, malgrado la crisi inevitabile di molti settori.
Dopo che la capillare campagna di alfabetizzazione sradicò l’analfabetismo e l’istruzione fu resa gratuita a tutti i livelli, in una situazione di assedio da parte degli USA, ebbe così inizio questo processo e la coesione del Paese, sostenuta dalla caparbietà di Fidel, consentì che fosse realizzato in pieno.
Da subito Cuba si è distinta nell’intero campo socialista per la libertà che si assunse in tante scelte decisive, preferendo le vie più pratiche ed efficaci per realizzare i propri obiettivi. Per lo sviluppo della ricerca scientifica nei campi più avanzati infatti i cubani, mentre si appoggiavano all’URSS e ad altri Paesi comunisti, si avvalsero fin dai primi anni ‘60 anche del supporto diretto di numerosi scienziati dei Paesi capitalisti, i quali introdussero corsi universitari avanzati, le prime attività di ricerca e tecnologie sulle quali l’URSS si trovava più arretrata, come nel campo della genetica moderna.
Qui giocarono un ruolo fondamentale un gran numero di giovani biologi italiani i quali nei primi anni ‘70 impartirono a Cuba corsi di genetica molecolare e di altre branche della biologia moderna, e formarono la generazione dei biologi cubani che dopo il 1980 sviluppò un florido settore di biotecnologie, proprio quando questo campo nasceva a livello mondiale. Proprio il 31 dicembre scorso abbiamo pianto la scomparsa di Paolo Amati, che di queste insostituibili collaborazioni fu l’alfiere: vogliamo ricordarlo con le parole che ci disse: “Dai cubani ho imparato molto”!
L’industria biotecnologica cubana, fondata su una struttura più efficiente ed alternativa a quella capital-intensive dominante, a dispetto del bloqueo, raggiunse già negli anni ‘80 livelli di eccellenza mondiale: fondata sul ciclo completo ricerca-test clinici-produzione-commercializzazione-esportazione, in stretto collegamento con il sistema sanitario e gli ospedali, ha messo a punto vaccini e terapie per le principali patologie della popolazione, promuovendo la “diplomazia medica” e una cooperazione sud-sud con i paesi in via di sviluppo. Cooperazione che da qualche tempo è sotto attacco da parte degli USA: come esempio, basti ricordare i 3 milioni di dollari stanziati dall’ l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e destinati a progetti contro le brigate mediche di Cuba all’estero.
La gravissima crisi che investì Cuba con il crollo dell’Unione Sovietica portò una, pur indesiderata, conferma della scelta di fondo degli anni ‘60: non solo il sistema scientifico cubano, malgrado l’inevitabile crisi di molti settori, resistette nella sostanza al tremendo colpo, ma Fidel rinnovò la scelta che era stata decisiva negli anni ‘60, intensificando il finanziamento dell’industria biotecnologica. E anche questa volta la scelta si è rivelata vincente! Il settore biomedico è il secondo per ingresso di valuta pregiata di cui Cuba ha disperato bisogno, dopo il turismo, che attraversa una crisi dopo l’inasprimento del bloqueo.
L’articolo 21 della nuova Costituzione cubana (approvata nel 2019 dopo referendum popolare) recita: “lo Stato promuove lo sviluppo scientifico, tecnologico e l’innovazione come elementi imprescindibili per lo sviluppo economico e sociale… favorisce l’introduzione sistematica dei suoi risultati nei processi produttivi dei servizi attraverso il quadro istituzionale e normativo corrispondente...”.
La scienza ed il metodo scientifico, già posti precocemente alla base della costruzione della conoscenza, entrano ora ufficialmente a far parte delle forze produttive: è il “futuro di uomini di scienza e di pensiero”: quello che Fidel Castro aveva previsto.
da www.altrenotizie.org
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Pubblicato da ASSOCIAZIONE DI AMICIZIA ITALIA-CUBA CIRCOLO SADO SADOVSKI alle 19:30 0 commenti
Etichette: Cuba
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c/o Stadio Comunale Via Monte Nero - 60019 SENIGALLIA - AN indirizzo email: italiacuba.senig@gmail.com tel. 333/3806715 ALBINELLA tel. 347/9721406 BARBARA. STORIA DEL CIRCOLO DI SENIGALLIA: Il circolo nasce nel 1997 fondato da Sado Sadovski, la registrazione ufficiale avviene nell’ottobre del 1999. Nel 1998 protocollo di gemellaggio tra la USL 4 di Senigallia e la Provincia di Sancti Spiritus. Nel marzo 99 stipula di accordo tra Ospedale di Senigallia e Ospedale Camilo Cienfuegos di Sancti Spiritus. Nell’aprile 99 invio di materiale ospedaliero e materiale didattico per 500 kg. Nel 12/99 spedizione di 600 kg di materiale per le pulizie ospedaliere, medicinali e materiale didattico. Nel 2000 viene a mancare il segretario: Sado Sadovski. Nell’anno 2002 inizio collaborazione con l’ANPAS dell’Emilia Romagna e il Circolo Italia-Cuba di Ravenna nella persona di Rodolfo Dal Pane e l'avvio del progetto di informatizzazione nelle province di Camaguey e Sancti Spiritus che ci vede tutt'ora impegnati con l'invio e l'installazione di server, computer, monitor e stampanti in scuole, ospedali, musei e municipi cubani.
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