venerdì 11 febbraio 2011

Cuba, ora, può entrare in linea con il mondo.


Leonardo Padura Fuentes*, L'Avana
Il cavo di fibra ottica che permetterà la connessione piena di Cuba al sistema mondiale di telecomunicazioni ha cominciato la sua strada sul fondo del mar dei Caraibi. Dalle coste del Venezuela fino a una spiaggia sud-orientale dell'isola, il cavo dovrà percorrere milleseicento chilometri, un progetto che costerà più di sessantatre milioni di dollari.
I benefici pratici dell'operazione, tuttavia, sono garantiti: una volta connessa attraverso il cavo, Cuba cesserà di dipendere dalla più costosa e lenta comunicazione satellitare e fruirà di una velocità di trasmissione pari a 320 gigabytes in ciascuna delle due paia di fibra ottica, per cui aumenterà di tremila volte la sua capacità di trasmettere dati, voci e immagini. Inoltre, il paese potrà ricevere segnali telefonici e televisivi.
Questo progetto, sostenuto dai governi di Cuba, Venezuela e Giamaica, fa parte del «Sistema internazionale di telecomunicazioni Alba I» ed è uno dei vari programmi di collaborazione fra i paesi della regione affiliati nel blocco dell'«Alternativa bolivariana per le Americhe». La conclusione di questo impegno è prevista per i primi mesi delle seconda metà dell'anno e allora si produrrà la scintilla che metterà le telecomunicazioni cubane al livello oggi esistente in quasi tutto il pianeta. Ovvero «in linea con il mondo», secondo lo slogan dell'Impresa cubana delle telecomunicazioni.
Intorno a questi fatti e dati concreti, cominciano allora a sorgere i più diversi interrogativi rispetto al modo in cui la nuova capacità di connessione sarà amministrata dalle autorità dell'isola, vista la problematica relazione esistita finora fra la società cubana e la connessione al cyberspazio.
Il primo paradosso viene dalla quantità di computer privati che esistono a Cuba, probabilmente una delle più basse al mondo in rapporto all'alto livello educazionale e informatico su cui conta il paese. Solo fino a tre anni fa, l'acquisizione di un computer e relative componenti presenti sul mercato delle vendite al minuto, era proibita per i cittadini cubani, anche se la loro importazione era già consentita dopo essere stata limitata per lungo tempo (come anche l'uso dei telefoni cellulari). Questa barriera, via via aggirata attraverso strade alternative come quella di acquisire un computer tramite uno straniero residente nell'isola, o tramite una istituzione cubana con licenza di accedervi, o per mezzo di qualche impresa a capitale misto, aveva (e ha) come secondo inconveniente il fatto che un computer arrivi a vendersi a prezzi (più di cinquecento pesos convertibili, più o meno quattrocento euro) che risultano impossibili per la maggioranza dei cittadini che dipendono da un salario statale pari più o meno a venticinque pesos convertibili mensili (venti euro).
Ancor più complesso è stato - ed è - il rapporto fra i cubani e le comunicazioni per via digitale. Fino a quando non si produrrà la connessione del cavo di fibra ottica, il paese continuerà a dipendere unicamente dal satellite, più caro e lento, dal momento che il ricorso alla fibra ottica era stato impedito anch'esso dall'embargo imposto dagli Stati uniti (il cavo che unisce Miami a Cancún, in Messico, passa a soli trenta chilometri dalle coste cubane). Questa realtà pratica e tecnologica è stata quella che ha impedito, finora, la possibilità di un maggiore accesso dei cubani ai benefici di internet e alla comunicazione attraverso la posta elettronica, a cui il governo ha dato un «uso sociale» privilegiando istituzioni e centri di lavoro rispetto a individui e privati.
E' per questa ragione che solo attraverso un account e un server intestati a un'istituzione dello stato o del governo o a una entità riconosciuta, i cubani possono avere accesso a diversi tipi di comunicazione, che vanno dalla posta elettronica con o senza uscita internazionale, o dall'ingresso a una rete interna (intranet) fino all'entrata nella rete internazionale, ma solo nel caso di persone (fra anch'io) a cui è stato permesso per ragioni di lavoro.
La nuova situazione che si aprirà una volta avviata la connessione di Cuba al cavo di fibra ottica, cambierà radicalmente (o almeno di tremila volte ) lo stato di cose attuale e, potenzialmente, potrà consentire l'accesso alla rete a tutti coloro che sono interessati (e che hanno la possibilità materiali di farlo), una volta superate le difficoltà tecnologiche che lo impedivano. Quindi, molto presto il rapporto dei cubani con la comunicazione digitale dipenderà solo dalla volontà politica con cui il governo affronterà queste realtà e le relative sfide che un accesso aperto all'informazione e alle comunicazioni implicano per un paese come Cuba.
Per una società moderna e contemporanea, il pieno ingresso ai canali informativi della rete è, più che una comodità, una necessità in cui si misura il suo sviluppo. Il mondo di oggi ha superato l'era industriale per entrare in una nuova tappa storica, l'era digitale, nella quale molti codici economici, sociali e anche politici si vanno trasformando, rivedendo, disfacendo, e l'uso delle comunicazioni cibernetiche disimpegna un ruolo decisivo in questo processo di carattere globale.
Nel pieno della politica di riordianemento economico che si è avviata a Cuba, con le conseguenti modificazioni che l'economia (meno centralizzata, più aperta agli investimenti stranieri, con notevole partecipazione del capitale privato) provocherà nella sfera sociale, l'entrata completa dei cittadini cubani nella trama delle comunicazioni digitali rappresenta (e sempre ha rappresentato) un passo avanti per il presente e per il futuro economico e sociale del paese...
Intanto, il cavo si avvicina all'isola e, insieme a lui, fatti incontesabili e domande a cui rispondere.
* Scrittore e giornalista cubano
**©Ips-il manifesto.

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