domenica 19 dicembre 2021

tg3 l'altro tg - 17 dicembre 2021



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giovedì 19 agosto 2021

CENA SPETTACOLO BENEFIT - DOMENICA 29 Agosto a Osimo in Via Vescovara 7B - Barigno Street Bar dalle ore 19:30


Care/i compagne/i

DOMENICA 29 Agosto a Osimo in Via Vescovara 7B - Barigno Street Bar dalle ore 19:30

𝐕𝐈𝐕𝐀 𝐂𝐔𝐁𝐀 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐞

(𝐡𝐚𝐲 𝐛𝐞𝐛𝐢𝐝𝐚,𝐜𝐨𝐦𝐢𝐝𝐚 𝐲 𝐦𝐮𝐜𝐡𝐚 𝐟𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚)

 

CENA SPETTACOLO BENEFIT 𝐚𝐥 𝐒𝐚𝐛𝐨𝐫 𝐂𝐮𝐛𝐚𝐧𝐨

-𝐏𝐢𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐮𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐩𝐢𝐞𝐭𝐚𝐧𝐳𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐭𝐢𝐩𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐮𝐛𝐚𝐧𝐚 𝟏5

-𝐒𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐞 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐧𝐨 𝐒𝐞𝐯𝐞𝐫𝐢𝐧𝐢 (𝐓𝐇𝐄 𝐆𝐀𝐍𝐆) 𝐥𝐢𝐯𝐞

-𝐂𝐨𝐜𝐤𝐭𝐚𝐢𝐥 𝐜𝐮𝐛𝐚𝐧𝐢, 𝐌𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐢𝐧𝐢

 

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA, AFFRETTATEVI, POSTI LIMITATI!!

𝟑𝟑𝟗.𝟖𝟐𝟒𝟐𝟓𝟕𝟓 (𝐏𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐂𝐮𝐛𝐚)

 𝟑𝟒𝟖.𝟓𝟒𝟖𝟐𝟖𝟕𝟗 (𝐁𝐚𝐫𝐢𝐠𝐧𝐨)

𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐜𝐚𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐞𝐧𝐚 𝐜𝐮𝐛𝐚𝐧𝐚 𝐬𝐚𝐫𝐚' 𝐃𝐄𝐕𝐎𝐋𝐔𝐓𝐎 𝐀𝐋𝐋𝐀𝐂𝐐𝐔𝐈𝐒𝐓𝐎 𝐃𝐈 𝐅𝐀𝐑𝐌𝐀𝐂𝐈 𝐀𝐍𝐓𝐈𝐓𝐔𝐌𝐎𝐑𝐀𝐋𝐈 𝐏𝐄𝐃𝐈𝐀𝐓𝐑𝐈𝐂𝐈 (𝐀𝐜𝐭𝐢𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚-𝐃) 𝐝𝐚 𝐢𝐧𝐯𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐂𝐮𝐛𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐞𝐦𝐛𝐚𝐫𝐠𝐨 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐨.

Vi aspettiamo numerosi.

Barigno Street Bar

Quelli Della Gang

Italia-Cuba Senigallia Leggi tutto...

mercoledì 28 luglio 2021

Ancona sabato 31 luglio ore 17 - Piazza della Repubblica lato Palazzo RAI

Care/i Compagne/i,

il circolo di Senigallia dell’Associazione Amicizia Italia-Cuba vi invita a partecipare ad un sit-in ad Ancona Sabato prossimo 31 luglio ore 17 in Piazza della Repubblica lato Palazzo RAI  per esprimere con forza la nostra solidarietà a Cuba contro il blocco Usa , contro le ingerenze esterne nella politica dell’isola e contro la campagna mediatica dei mass media italiani tesa a stravolgere la realtà nel Paese.

Vi aspettiamo numerosi, giù le mani da Cuba socialista!

Italia-Cuba Senigallia

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giovedì 15 luglio 2021

Ora basta. di Gianni Minà

Buona lettura. Italia-Cuba Senigallia.

Sessant’anni e 12 presidenti fa, scattava l’embargo nordamericano a Cuba. Obama, nel dicembre 2014, dichiarò: “Abbiamo fallito, non abbiamo piegato Cuba. E’ ora di cambiare”.

I cubani avevano dimostrato, in tutti questi anni, dopo aggressioni subite, contrarietà e sacrifici, di voler rimanere fedeli ai loro ideali di indipendenza e giustizia sociale, secondo un modello economico socialista. Cuba non solo non è collassata, ma ha dimostrato come l’embargo economico a un popolo è una delle forme di pressione “diplomatica” tra le più crudeli mai conosciute.

Cuba è sopravvissuta sia al fallimento del socialismo reale, sia a quello del neoliberismo reale, le cui storture, la miseria, la violenza sono state risparmiate a questo popolo, nonostante le difficoltà oggettive di chi vive sempre più asserragliato e praticamente alla fame.

I cubani in tutto questo tempo hanno  dimostrato che non hanno vissuto in un “gulag tropicale” come i media hanno sempre voluto descrivere questa piccola isola in maniera capziosa: non si sopravvive alla crudezza del periodo speciale, con turisti che vanno e vengono, senza un consenso di massa che non è basato sulla repressione.

Né gli Usa hanno mai voluto riconoscere la Rivoluzione e il suo corso storico.

La diplomazia nordamericana è costruita anche di termini usati come bastoni: per loro dittatura è tutto ciò che è diverso dalla loro ideologia neoliberale, il concetto guevariano dell’hombre nuevo, dell’uomo al centro, una forma diversa dello Stato e soprattutto il concetto di democrazia e di autodeterminazione sono quasi spazzate via dall’odio verso tutto ciò che “puzza” di comunismo.

Gli Stati Uniti hanno sempre tentato di gettare fango sulla reputazione di questa piccola Isola che non ha nessuna ricchezza, né materie prime su cui fare affidamento, ma solo la potenza della propria cultura e delle proprie idee: un prestigio “morale” che tutte le nazioni povere, tutti i popoli del Terzo Mondo riconoscono a Cuba.

Nel 1998, grazie anche all’aiuto di un terzo attore, il Vaticano, Karol Wojtyla aveva aperto Cuba al mondo (“e il mondo si apra a Cuba” come disse papa Giovanni Paolo II in un suo discorso storico), Joseph Ratzinger aveva messo fine al conflitto tra Santa Sede e Cuba e ultimamente Papa Francesco (che, con la confidenza di un amico, aveva chiesto a  un Fidel anziano, di pregare per lui) aveva dato una spinta potente per farci tutti sperare, finalmente, in un miglioramento delle relazioni tra Cuba e Stati Uniti, con il Presidente Obama che aveva deciso di ripristinare le relazioni diplomatiche interrotte dal ’61.

Ma se Obama aveva teso una mano a Cuba, Trump prima e Biden ora, hanno usato e usano la loro politica destabilizzante per strangolare definitamente questa piccola nazione. Obama all’epoca aveva comunque chiarito che non si stavano cambiando gli obiettivi che regolano la politica estera nordamericana, basata sul suo modello di democrazia, ideale per il mondo intero e fondata sulla ideologia neoliberista. Semplicemente confermava “un cambiamento di metodo nell’approccio”. Oggi sta davanti agli occhi di tutti il metodo degli ultimi due presidenti: l’aggravamento del blocco economico e l’incitamento ai disordini tramite i social network.

Se Obama, nel discorso sullo Stato dell’Unione, affermava l’esigenza di “mettere fine a una strategia che doveva terminare da tempo” chiedendo “la fine di mezzo secolo di politica fallimentare nei riguardi del cortile di casa” oggi, in tempo di pandemia che ha messo in ginocchio tutto il mondo, Trump ha inserito circa 240 restrizioni in più su quella che è la legge più iniqua, dopo la Legge Torricelli, la Legge Helms-Barton.

 

Nel 1992 Bush padre, con la Legge Torricelli, non solo aveva inasprito il blocco economico dando vita a uno dei periodi più bui di Cuba, il “periodo speciale”, ma per la prima volta aveva violato il diritto internazionale. Ogni legge promulgata in qualsiasi paese, infatti, non può essere applicata fuori dai propri confini; la legge Torricelli invece è estesa a tutti i paesi del mondo, per cui, ad esempio, se una qualsiasi nave entra nei porti cubani, è vietato entrare negli Stati Uniti nei 6 mesi successivi. In questo modo le compagnie di navigazione preferiscono non commerciare con Cuba e Cuba, che è un’isola, deve pagare a caro prezzo far consegnare le merci sulla sua terra. Questa legge prevede sanzioni anche verso chi fornisce assistenza ai cubani: se un paese dà 100 milioni a Cuba, gli Usa riducono di 100 milioni gli eventuali aiuti a questo paese[1].

Nel 1996 Clinton adottò la Legge Helms-Burton che oltre ad essere extraterritoriale è pure retroattiva. Anche questo è vietato dal diritto internazionale.

Nel 2004 il sadico Bush figlio, con la sua “Commissione assistenza per una Cuba Libera” aveva imposto ai cittadini cubani residenti negli Usa il rimpatrio solo per 2 settimane ogni 3 anni, provando però che fosse un parente stretto di una famiglia residente a Cuba. Aveva ridotto a 100 dollari la rimessa mensile; se però i parenti erano iscritti al partito comunista, l’importo si riduceva a zero.

Nel 2006, poi, le restrizioni si erano aggravate, le aziende dovevano scegliere: o si commercia con Cuba o con gli Stati Uniti. Per commerciare con gli Stati Uniti bisognava (e bisogna) dimostrare che i prodotti venduti non contengano nulla di origine cubana; addirittura, il consumo di prodotti cubani per i cittadini statunitensi fa rischiare loro sanzioni e/o 10 anni di galera.

Oggi le 240 misure contro Cuba imposte dall’amministrazione Trump pesano come una pietra tombale ed hanno l’unico obiettivo di strozzare economicamente il Paese, sovvertire l’ordine interno, creare una situazione di ingovernabilità e rovesciare la Rivoluzione.

Parte di queste sanzioni riguardano il Titolo III della Legge Helms-Burton che permette ai cittadini americani, o cubani divenuti poi americani, di fare causa a compagnie accusate di «trafficare» con le proprietà confiscate dal governo cubano. La decisione di consentire azioni legali nei tribunali statunitensi ha un impatto negativo sulle prospettive di attrazione di investimenti esteri, che si aggiunge agli ostacoli già esistenti a causa del quadro normativo del blocco. Finora ci sono 28 procedimenti legali avviati nei tribunali statunitensi. Il collega Da Rin sul Sole 24 Ore  elenca alcuni casi paradossali. [2]

Riguardo ai viaggi, la creazione dell’elenco degli alloggi vietati a Cuba, che comprende 422 hotel e case in affitto, ha scoraggiato i turisti. Sono stati anche cancellati i voli regolari e charter per l’intero Paese, ad eccezione dell’Avana, le cui frequenze sono state anch’esse limitate. In questi 240 “aggiustamenti” è compresa la decisione di limitare l’importo delle rimesse a mille dollari al trimestre, la sospensione delle rimesse non familiari e il divieto di inviare denaro da paesi terzi attraverso Western Union, hanno imposto ulteriori limitazioni al reddito di molti cubani.  Ed anche la creazione da parte del Dipartimento di Stato dell’”Elenco delle entità soggette a restrizioni cubane”, con la quale alle persone soggette alla giurisdizione statunitense è vietato condurre transazioni finanziarie dirette. Le società incluse nell’elenco sono 231. In questo settore, è sorta la decisione di non rinnovare la licenza di attività a Cuba della compagnia alberghiera Marriott International, al fine di seminare un clima di incertezza nella comunità imprenditoriale.Durante l’amministrazione Trump ha avuto luogo una meticolosa persecuzione delle operazioni bancarie-finanziarie di Cuba e un notevole aumento delle segnalazioni di chiusura di conti bancari, negazione delle transazioni e altri ostacoli incontrati dalle rappresentanze diplomatiche e commerciali all’estero.Parallelamente alla strategia contro il Venezuela e con il pretesto della presunta ingerenza di Cuba in quel paese, sono state adottate misure contro navi, compagnie di navigazione, compagnie di assicurazione e riassicurazione legate al trasporto di carburanti. Solo nel 2019 sono state penalizzate 53 navi e 27 compagnie. Notevoli anche le pressioni contro i governi che registrano o segnalano le navi. Infine, l’11 gennaio di quest’anno Cuba è stata inserita nell’elenco degli Stati che sponsorizzano il terrorismo; tre giorni dopo figura nell’elenco degli Avversari Esteri del Dipartimento del Commercio, in virtù di un ordine esecutivo firmato da Trump.Per quanto riguarda la sanità, gli Stati Uniti hanno spinto per la fine degli accordi con diversi paesi e hanno aumentato la pressione sulle organizzazioni multilaterali. Questa politica iper-aggressiva si traduce nell’assurda situazione in cui questa Isola dei Caraibi ha creato più di un vaccino contro il Covid, ma non può vaccinare la popolazione perché non ha le siringhe necessarie (o, ad esempio, gli elettrodi pregellati o i cateteri cardiaci pediatrici o il banale gel per le ecografie)  perché non c’è nessuna azienda disposta a rischiare uno stop commerciale di sei mesi per venderle a Cuba. Noi italiani, i medici cubani della brigata Henry Reeve (voluta da Fidel Castro nel 2005 per le emergenze e le epidemie, soprattutto di ebola, in Africa) nel momento più tragico della pandemia li abbiamo conosciuti: sono venuti a Crema, ad aiutare nell’ospedale da campo e se ne sono andati a epidemia rientrata. Ma il contrasto tra la storica narrazione su Cuba e l’umanità di queste persone che hanno aderito alla nostra richiesta di aiuto in un momento terribile per il nostro Paese, è stato troppo scandaloso per alcuni: ultimamente alcuni dei nostri media mainstream hanno sporcato di fango anche loro, scambiando il lavoro solidale come una forma di schiavitù, sostenendo che sono stati obbligati dal regime cubano a lavorare gratis o sottopagati.  Sto aspettando con ansia la ribellione di tutti i volontari e operatori di pace che, per un proprio ideale religioso o politico, portano avanti un progetto di vita solidale.

Eppure, il Parlamento Europeo, stritolato da tempo tra gli interessi Usa e il nuovo, rampante capitalismo cinese, ha pensato bene di approvare un progetto di risoluzione intitolato “Sui diritti umani e la situazione politica a Cuba” che indica anche questo aspetto sul lavoro dei medici cubani, presentato da Vox (Spagna), Fratelli d’Italia e HSP-AS (Croazia), dal gruppo dei Conservatori e Riformisti europei, dal PiS polacco, dal Partito Popolare spagnolo (PP), dall’alleanza liberale Renew Europe, a cui appartiene anche la FDP tedesca e dall’Osservatorio cubano dei diritti umani, una delle tante organizzazioni controrivoluzionarie finanziate dai contribuenti statunitensi. L’Osservatorio cubano dei diritti umani, infatti, ha ricevuto dalla NED (National Endowment for Democracy) nel 2017 più di 120mila dollari per le sue azioni sovversive contro il governo cubano.

Ultimamente, nel panorama internazionale, stiamo assistendo all’aumento di una certa confusione informativa proveniente da realtà non governative. Nella rivista “Latinoamerica e tutti i Sud del mondo” di cui sono stato direttore ed editore dal 2000 al 2015, avevo spiegato con molta preoccupazione il caso di Reporter sains frontieres nei confronti di Cuba, il cui direttore, Robert Menard, nel 2008, si dimise per andare nelle fila del Front National di Le Pen.

La risoluzione, poi,  è passata con 386 voti a favore, 236 contrari e 59 astensioni. Non è stata quindi causale questa votazione, ma una precisa posizione politica, avvallata anche dall’Italia, con la votazione contraria, il 26 marzo scorso, assieme ad altri 14 paesi, contro la risoluzione presentata al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite sulle “ripercussioni negative delle sanzioni economiche nel godimento dei diritti umani che esorta gli Stati ad eliminare, interrompere l’adozione, il mantenimento o l’applicazione di sanzioni verso altri paesi”. Il blocco economico, però, è una sanzione applicata dagli Stati Uniti contro Cuba; votando contro la sospensione delle sanzioni la Comunità Europea conferma la necessità del blocco quale forma di pressione verso il governo cubano.

Super efficienti quindi per quanto riguarda la situazione “dei diritti umani a Cuba”, ma sordi e duri di cuore ai continui richiami del nostro Paese e di ong sui diritti umani calpestati  dei migranti che solcano il Mediterraneo per avere una speranza di vita, in balia di scafisti senza scrupoli e trovando spesso la morte ad accoglierli. Ma la comunità Europea, ultimamente, sta vivendo momenti di forte imbarazzo, perché il loro ambasciatore all’Avana, Borrell, in una intervista, non se l’è proprio sentita di considerare Cuba una dittatura. Rumori di straccio di vesti da Bruxelles, ma senso della vergogna, zero.

A proposito, la ormai storica generosità degli abitanti di Lampedusa, che da anni accolgono i vivi e i morti che il mare sputa quasi ogni giorno, come la vogliamo considerare? Sfruttamento? Lavoro mal retribuito? Schiavitù? Alla coscienza di ognuno la risposta. So solamente che quindici anni fa scrivevo una facile profezia sul mare di gente disperata che ci avrebbe sommerso, stretta tra una morsa di guerre “portatrici di democrazia” e sfruttamento atavico del loro territorio.

In questi ultimi giorni stiamo assistendo, su Cuba, alla tempesta perfetta: un grosso focolaio di covid 19 scoppiato a Matanzas (il governo ha inviato due brigate di 60 medici per alleggerire gli ospedali quasi al collasso); la quotidianità resa sempre più difficile, quasi impossibile per la difficoltà a reperire beni di prima necessità, ma anche per via dei trasporti, diradati perchè la benzina scarseggia da tempo; l’aggressività della disinformazione che parte da Miami e si ingigantisce sui social network, proteste fatte passare per “assalto al regime castrista”,  false notizie sull’ipotetico appoggio degli artisti più prestigiosi.La musica unisce, la musica divide, pare.Buena Fe, insieme a un folto gruppo di artisti, ha confermato la sua posizione e appartenenza di sinistra davanti alle telecamere della televisione cubana. Il cantante, che gode della simpatia di milioni di followers dentro e fuori l’Isola, ha rimarcato: “Questo Paese va difeso per convinzione. Guai a chi sbaglia e crede che tutti noi che difendiamo la Rivoluzione siamo degli stronzi. Attenzione a questo! (…) Qui ci sono tante persone che si sono suicidate per questo Paese, la nostra stessa famiglia. Quello stesso sangue è lì. Non tradite quel sangue”.Di contro, due rapper, residenti nell’Isola, Maykel Osorbo e El Funky insieme ad altri musicisti che vivono a Miami, hanno prodotto la canzone “Patria y vida” (parafrasando “Patria o muerte” di Fidel) ottenendo milioni di visualizzazioni. Alcuni di loro appartengono al Movimiento San Isidro, la cui protesta aveva fatto immediatamente il giro dei media. Il Dipartimento di Stato degli USA aveva immediatamente supportato il Movimento sostenendo la necessità di rafforzare “la capacità dei gruppi indipendenti della società civile a Cuba di promuovere i diritti civili e politici nell’isola” e aveva condannato “la responsabilità dei funzionari cubani nelle violazioni dei diritti umani”. Una metodologia già trita e ritrita nel corso della vita politica cubana.Anayansi Castellón Jiménez, a capo del Dipartimento di Filosofia dell’Università Centrale “Marta Abreu” di Las Villas, contestualizza in una intervista a Cubadebate[3]: “Esiste una sorta di manuale delle operazioni psicologiche delle agenzie militari e di intelligence degli Stati Uniti, lo abbiamo visto più volte in Venezuela, Bolivia, Nicaragua, Ecuador, Argentina e Brasile, nell’ambito del laboratorio sperimentale permanente dell’imperialismo, che usa la stessa formula per generare i pretesti che permettono loro di attivare più sanzioni e persino di giustificare le loro avventure di guerra. Creano il problema e promettono una soluzione che porta ad una maggiore sofferenza i nostri popoli”.La disinformazione su Cuba è sempre esistita, l’arma potente usata dagli Stati Uniti, maestri nella fabbrica dell’informazione e che ora ha all’attivo i mezzi tecnologici sempre più sofisticati, dove è molto difficile verificare i limiti tra verità e finzione. Difficile, ma non impossibile, anche se in questo momento si bada più alla rapidità, alla immediatezza piuttosto che alla verifica dei contenuti. I social media vogliono apparire neutri, grandi piattaforme “democratiche” a cui tutti possono accedere, ma in realtà sono portatori essi stessi di una determinata ideologia,  quella della razza padrona. E’ ormai un dato di fatto cosa sta avvenendo attorno a Facebook, già responsabile dello scandalo delle fake news durante la campagna elettorale Trump-Clinton e dichiarata responsabile, secondo le Nazioni Unite, Reuters e New York Times, del genocidio dei Rohingya, in Myanmar. E’ una vera e propria nuova guerra, anzi, una no linear war, come l’aveva definita Vladislav Surkov, uno dei più stretti collaboratori di Putin, fatta manovrando i media tradizionali e i social network: un’azione mirata anche attraverso le fake news, tesa alla scomposizione dei conflitti. Si sfocano volutamente i punti di riferimento e una certa narrazione di fronte alle opinioni pubbliche, ai media e ai decisori politici. Tutto si gioca su un incessante lavoro di reputazione e immagine degli altri. Cuba (ma anche altri paesi non allineati) è inserita in questa no linear war da parecchio tempo, cambiano i mezzi, ma la tecnica è sempre la stessa. E’ insomma una guerra comoda: si risparmia sul costo degli armamenti e sulle vittime militari e non si rischia la condanna della opinione pubblica internazionale.Quello che sta succedendo a Cuba, inoltre, si deve vedere in un’ottica più globale: dalle elezioni in Ecuador turbate dalle fake news intorno al candidato correista, alle irregolarità per decretare la vittoria di Luis Arce in Bolivia; stessa situazione in Perù con Pedro Castillo, la demonizzazione continuata di Nicolas Maduro, presidente venezuelano, i tentativi di impedire la candidatura di Lula in Brasile, sono il frutto marcio di una politica che gli Stati Uniti hanno sempre avuto per il loro “cortile di casa”.

Il 23 giugno scorso, l’Onu approva, quasi all’unanimità, la risoluzione per la fine dell’embargo a Cuba, che ha provocato da varie decadi, sofferenze e danni incalcolabili. Unici due astenuti: Stati Uniti e Israele. Obama, nel 2016, aveva scelto l’astensione, ma con Trump prima e ora con Biden, si è ritornati al voto contrario.

Oggi stiamo assistendo a un Golia che, non contento della sua violenza usata contro chi non può e non vuole rispondere alle provocazioni, blocca le braccia a Davide per colpirlo meglio e di più.

E’ una situazione inaccettabile e pericolosa: oggi tocca a Cuba, domani potrebbe toccare, per interessi di ogni tipo, a qualunque Paese si discosti dal pensiero corale.

E’ una situazione inaccettabile per un Paese come Cuba, che è portatore di un sistema unico nel panorama politico mondiale, a cui ha aderito il suo popolo.

E’ una situazione così inaccettabile che mi è impossibile voltare la faccia da un’altra parte, come uomo e come giornalista.

Vorrei infine, segnalarvi l’operato dell’Associazione Amicizia Italia Cuba, che da decenni aiuta questa piccola Isola. In questi giorni si sta prodigando alla raccolta fondi per comprare 10milioni di siringhe per la vaccinazione del popolo cubano. Servono 800mila euro da destinarsi al Ministero della Salute Pubblica di Cuba [4].

Dobbiamo aiutarli, per aiutarci a restare umani.

Gianni Minà

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[1] https://www.agenziainterscambiocuba.org/contesto-politico-embargo-ieri-e-oggi/

[2]https://www.ilsole24ore.com/art/cuba-stop-disgelo-usa-trump-tornano-all-embargo-ABhqWitB?refresh_ce=1

[3] http://www.cubadebate.cu/especiales/2020/12/10/la-verdad-siempre-es-revolucionaria-arte-libertad-de-expresion-y-dialogo-dentro-del-socialismo/?fbclid=IwAR3D91qYMTqruMqnBC3yuW9ieXS9ZJoYnmeM-DSa1mNmktFWXtcIM6m2y1Y

[4] https://www.facebook.com/associazione.italiacuba/photos/a.404439848798/10159601446153799/

 

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sabato 29 maggio 2021








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29 e 30 maggio 2021 giornate di mobilitazione nazionale per l’eliminazione del blocco economico contro Cuba.

Il 23 giugno 2021 l’isola caraibica presenterà per la 29° volta la risoluzione ““Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba” per un voto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Dalla sua prima presentazione negli anni 1990, la grande maggioranza dei paesi ha chiesto ogni anno la fine immediata dell’assedio.

Tuttavia, gli Stati Uniti la mantengono e la intensificano con misure coercitive unilaterali.

L’eliminazione del Bloqueo rappresenta l’obbiettivo primario per l’eliminazione delle coercitive misure statunitensi rappresenti un imperativo categorico, non solo per Cuba ma per l’umanità intera.

L’illegale, criminale e genocida Bloqueo è stato ulteriormente inasprito sotto la nefasta presidenza Trump, attraverso l’applicazione di 243 disposizioni per rafforzare la politica del blocco, anche durante la pandemia Covid-19, volte ad annientare la resistenza del popolo cubano

Stiamo parlando dell’assedio economico, commerciale e finanziario più lungo che la storia dell’umanità abbia mal conosciuto, un assedio che causa profonde perdite all’economia cubana, limitandone il diritto allo sviluppo. Secondo l’ultimo rapporto preparato dalla nazione caraibica, le perdite tra aprile 2019 e marzo 2020 hanno superato per la prima volta i cinque miliardi di dollari (cinquemila 570,3 milioni). Il comportamento statunitense è odioso, ma lo è ancor di più in un periodo storico caratterizzato dagli effetti della pandemia da Covid-19.

Inoltre, gli Stati Uniti hanno incluso Cuba nelle liste dei paesi che presumibilmente non cooperano contro il terrorismo e nella lista delle nazioni che sponsorizzano questo flagello, il che ha causato il rifiuto della comunità internazionale.

Cuba è stata vittima di 713 atti terroristici, la maggior parte dei quali organizzati, finanziati ed eseguiti dal governo degli Stati Uniti o da individui e organizzazioni che ricevono rifugio o agiscono impunemente in quel territorio. Questi atti sono costati la vita a 3.478 persone e hanno causato disabilità a 2.099 cittadini cubani. Il danno umano ed economico è stato stimato in 181 miliardi di dollari.

La Costituzione di Cuba approva il ripudio e la condanna del terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni.

Queste norme che proteggono il blocco contro l’isola costituiscono, di fatto, un atto di guerra economica, di natura marcatamente extraterritoriale e violano il diritto internazionale.

L’internazionalismo solidale da sempre dimostrato da Cuba e recentemente sperimentato anche in Italia con la presenza di due Brigate Mediche (Crema e Torino), ha ora bisogno del nostro appoggio: chiediamo al movimento di solidarietà con Cuba, al mondo dell’associaziomsmo, del sindacato, delle istituzioni, della politica, di rafforzare la denuncia del blocco e di aderire a questo appello lanciato dall’Associazione Nazionale di Amicizia Italia- Cuba.

Di seguito l’lenco di tutte le piazze/luoghi dove saremo presenti tra sabato e domenica:

Roma, Milano, Torino, Genova, Como, Savona, Crema, Verona, Livorno, Lodi, Cremona, Pordenone, Venezia, Napoli, Cagliari, Faenza, Ravenna, Lugo, Padova, Desenzano, Ancona, Senigallia, Palermo, Trento, Catania, Adrano, Trieste, Sanremo, Imperia, Ceriale e Cosenza.

Il Circolo di Senigallia esporrà lo striscione contro il Blocco domani mattina a partire dalle ore 8:30 a Senigallia davanti alla Rotonda in Piazzale della Libertà. Leggi tutto...

mercoledì 21 aprile 2021

60 anni della nascita della nostra Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba e della vittoria di Playa Giron

Care compagne e cari compagni,

l’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba il prossimo 23 Aprile compirà il 60° anno dalla fondazione, data che coincide con la vittoria del popolo cubano contro i mercenari che sono stati protagonisti dell’invasione statunitense di Playa Giron. 

Nei giorni 17 e 19 aprile del 1961 molti cittadini italiani sono scesi spontaneamente in piazza nelle principali città dal paese per manifestare la loro solidarietà con la Rivoluzione Cubana.

Questi sono stati i primi nuclei che posteriormente avrebbero formato l’organizzazione che oggi conta 60 circoli e circa 3500 membri in tutta Italia.

Con sei decadi di esistenza, l’ANAIC è una delle più antiche e dinamiche organizzazioni di solidarietà con Cuba in Europa, con un lavoro ininterrotto in difesa dell’Isola e delle sue principali cause.

Durante questi anni di lavoro, i suoi membri sono riusciti a sommare alla difesa di Cuba differenti settori della società italiana, compresi leader sindacali, politici, oltre ad artisti riconosciuti ed intellettuali.

Sottolineiamo la lotta contro il bloqueo statunitense, il ritorno di Elian Gonzalez e la libertà dei Cinque Eroi cubani che sono stati incarcerati ingiustamente negli Stati Uniti per più di 15 anni. Inoltre, l’associazione si è battuta in difesa della Rivoluzione Bolivariana del Venezuela e di altri processi rivoluzionari latinoamericani.

L’ambasciatore cubano in Italia, Josè Carlos Rodriguez, ha qualificato l’ANAIC “come un baluardo instancabile della solidarietà del popolo italiano verso il popolo di Cuba e verso altre cause nobili e popolari che in America Latina e nei Caraibi, od in altre latitudini, hanno combattuto e combattono la disuguaglianza e le ingiustizie, che oggi continuano a lacerare il nostro mondo”.

Il diplomatico ha esortato la nostra organizzazione a continuare a lavorare insieme alla Rivoluzione Cubana ed al suo popolo contro il bloqueo, nell’impegno di edificare una società socialista, prospera e sostenibile.

Come ben sapete, per le restrizioni dovute al Covid-19, ci vediamo costretti a festeggiare online l'evento che tanto aspettavamo.

Ci saranno tanti ospiti importanti da Cuba e dall’Italia come potete vedere nell’allegata locandina invito.

Un appuntamento importante e invitiamo tutti a seguirci attraverso tutti i nostri canali e a darne massima diffusione, vi invitiamo a seguirci attraverso i nostri canali.

https://www.youtube.com/channel/UCMx9GV7c0FJ2-m_4Xr3HY7A  

https://www.facebook.com/associazione.italiacuba.

Seguimos en combate!

Italia-Cuba circolo “Sado Sadovski” Senigallia


 

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