giovedì 7 agosto 2014

USAID - Umanitari double face.


Di Geraldina Colotti, il manifesto 06.8.2014
Secondo un’inchiesta dell’Associated Press, l’Agenzia sta­tu­ni­tense per lo svi­luppo internazio­nale (Usaid) ha inviato a Cuba gio­vani agenti sotto coper­tura, appa­ren­te­mente impe­gnati in pro­grammi sani­tari e di aiuto allo svi­luppo. Il loro com­pito era invece quello di reclu­tare «dis­si­denti» da impie­gare nella pro­pa­ganda anti­go­ver­na­tiva e nelle azioni destabilizzanti.
Gio­vani pro­ve­nienti dal Vene­zuela, dal Costa Rica e dal Perù, inviati a «pro­muo­vere la demo­cra­zia», come ha ammesso la Usaid (orga­ni­smo stret­ta­mente legato alla Cia) in un comu­ni­cato. Uno dei tanti pro­getti finan­ziati ogni anno dal con­gresso Usa con milioni di dol­lari, e nel caso spe­ci­fico giu­sti­fi­cato con un pro­gramma sulla pre­ven­zione dell’Hiv: «un obiet­tivo secon­da­rio», ha ammesso l’Agenzia Usa, negando però che si sia trat­tato di un «pro­gramma segreto» per quanto «discreto». E la con­gres­si­sta repub­bli­cana Ileana Ros Lehtinen, rap­pre­sen­tante della Flo­rida e accesa anti­cu­bana, ha dichia­rato: «Che l’Usaid stia pren­dendo misure per pro­muo­vere la demo­cra­zia a Cuba non è un segreto.
Dob­biamo man­te­nere la pres­sione sul regime castri­sta e con­ti­nuare ad appog­giare il popolo cubano, che ogni giorno subi­sce l’oppressione». Nes­sun com­mento, invece, dal governo Usa.
Agenti adde­strati alla buona, secondo l’inchiesta Ap, con solo trenta minuti di raccomandazioni su come aggi­rare i con­trolli sull’isola: con­tando sul fatto che «per quanto non vi sia cer­tezza totale, le auto­rità cer­che­ranno solo di inti­mo­rirti, per­ché il governo cubano pre­fe­ri­sce evi­tare pub­bli­cità nega­tiva dei media all’estero, e non ha con­ve­nienza a col­pire uno stra­niero». In tutto, una decina di ragazzi e ragazze, che — secondo Ap — hanno per­ce­pito un sala­rio di 5,41 dol­lari l’ora più il viaggio.
Un’attività che è andata avanti anche dopo la sco­perta di Alan Gross, il con­trac­tor della Usaid arre­stato all’Avana nel 2009 e con­dan­nato a 15 anni per atti­vità desta­bi­liz­zanti. Un dete­nuto non pro­prio al cen­tro delle prio­rità Usa, secondo quanto ha recen­te­mente denunciato egli stesso. Il governo cubano lo lasce­rebbe andare per ripor­tare a casa i suoi agenti, arre­stati il 12 set­tem­bre 1998 dall’Fbi, pro­ces­sati e con­dan­nati all’ergastolo o a lunghis­sime pene negli Usa ben­ché stes­sero svol­gendo atti­vità di pre­ven­zione fra gli antica­stri­sti di Miami (i Cin­que cubani).
Finora, però, nulla si è mosso, nono­stante le sol­le­ci­ta­zioni inviate a Obama dagli atti­vi­sti inter­na­zio­nali per chie­dere un suo inter­vento.
Nell’aprile scorso, Ap ha rive­lato l’esistenza di un’altra rete ever­siva orga­niz­zata con­tro l’isola dalla Usaid: il pro­getto Zun­Zu­neo, una sorta di twit­ter, il cui scopo era quello di diffon­dersi tra i gio­vani cubani per spin­gerli «alla dis­si­denza». Zun­Zu­neo era diretto da imprese di fac­ciata basate all’estero e finan­ziato da ban­che stra­niere. Dopo aver atti­rato i gio­vani su temi di loro inte­resse, dalla musica allo sport all’intrattenimento, Zun­Zu­neo inviava altro genere di sol­le­ci­ta­zioni, in vista di pro­muo­vere azioni con­tro il governo.
Nel secolo scorso, l’ossessione di Washing­ton con­tro la pic­cola isola, ali­men­tata dalle mafie anti­cu­bane di Miami, ha lasciato una scia di san­gue ma non ha rag­giunto l’obiettivo di far cadere il governo cubano: nono­stante le mici­diali pres­sioni eco­no­mi­che impo­ste attra­verso il blo­queo. Negli ultimi anni, i pro­getti del Pen­ta­gono e delle sue agen­zie sembrano volti soprat­tutto alla con­qui­sta dei set­tori gio­va­nili, come ha spie­gato al maniesto Raul Capote, agente dop­pio cubano reclu­tato dalla Cia. A lui, gio­vane scrit­tore e diri­gente sin­da­cale, è stato chie­sto di «indi­riz­zare» il pen­siero e la cul­tura in un senso più accettabile per il capi­ta­li­smo occi­den­tale. Capote e altri agenti doppi sono stati «bruciati» nel momento in cui le richie­ste della Cia si sono spo­state sull’organizzazione di fatti violenti. Ancora una volta, non c’è stata nes­suna sol­le­va­zione popo­lare con­tro il governo.
E oggi, dopo il cam­bio di regi­stro poli­tico avve­nuto in gran parte dell’America latina, le agen­zie di sicu­rezza Usa non hanno vita facile nel con­ti­nente: tan­to­meno dopo le rivelazioni dell’ex agente della Cia, Edward Sno­w­den, e del Data­gate. Le agen­zie per la sicu­rezza Usa — ha spie­gato Sno­w­den — spia­vano ille­gal­mente tutto il con­ti­nente e gestivano anche diverse posta­zioni clan­de­stine da cui orga­niz­zare ope­ra­zioni sotto coper­tura. Da allora, sono state cac­ciate insieme alle loro Ong-paravento: dalla Boli­via di Evo Mora­les, dall’Ecuador di Rafael Cor­rea, dal Vene­zuela di Nico­las Maduro.

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lunedì 21 luglio 2014

Fidel: "provocazione insolita"



Stamattina le informazioni telex erano saturate dall'insolita notizia che un aereo della linea Malaysia Airlines era stato colpito a 10.100 metri d’altezza mentre volava sul territorio dell’Ucraina, nella rotta sotto il controllo del governo guerrafondaio del re del cioccolato, Petro Poroshenko.
Cuba, che è sempre stata solidale con il popolo dell’Ucraina, e nei giorni difficili della tragedia di Chernobyl ha curato molti bambini colpiti dalle radiazioni nocive dell'incidente e sarà sempre disposta a continuare a farlo, non può non esprimere il suo ripudio per l'azione di questo governo anti-russo, anti-ucraino e pro-imperialista.
A sua volta, coincidendo col crimine dell'aereo della Malesia, il primo ministro di Israele Benjamín Netanyahu, capo di uno stato nucleare, ordinava al suo esercito di invadere la Striscia di Gaza, dove in pochi giorni erano già morti centina di palestinesi, molti di loro bambini. Il Presidente degli Stati Uniti ha appoggiato l'azione, qualificando il ripugnante crimine come atto di legittima difesa. Obama non appoggia David contro Golia, bensì Golia contro David.
Come si sa, uomini e donne giovani del popolo di Israele, ben preparati per il lavoro produttivo, saranno esposti a morire senza onore né gloria. Ignoro quale sarà la dottrina militare dei palestinesi, ma so che un combattente disposto a morire può difendere persino le rovine di un edificio finché ha il suo fucile, come dimostrarono gli eroici difensori di Stalingrado.
Desiderio solo fare presente la mia solidarietà con l'eroico popolo che difende l'ultimo brandello di quello che fu la sua patria per migliaia di anni.
Fidel Castro Ruz
17 luglio 2014


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giovedì 17 luglio 2014

Il diritto di autodifesa può comportare lo sterminio di un popolo?



COMUNICATO STAMPA

L'Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba esprime la propria ferma condanna per la strage che lo Stato di Israele sta realizzando nei confronti della popolazione della Striscia di Gaza.
Il genocidio è un delitto riconosciuto come tale dal Diritto Internazionale. Ciononostante lo Stato di Israele appare indenne da qualunque forma di ritorsione degli organismi internazionali.
In modo meno cruento ma altrettanto cinico, Cuba da oltre 50 anni soffre le nefaste conseguenze di un blocco economico, commerciale, finanziario, culturale ecc. che mira attraverso il soffocamento delle condizioni materiali del suo popolo - un'altra forma di genocidio - al rovesciamento del sistema politico e sociale che autonomamente ha scelto di darsi.
Non è un caso che chi regolarmente sostiene gli Stati Uniti d'America nell'esercizio di questa forma di genocidio sia lo Stato di Israele, e chi sempre garantisce l'impunità dei massacratori del popolo palestinese siano gli Stati Uniti d'America.
A loro va la nostra più ferma condanna e a tutti gli organismi nazionali e internazionali la richiesta di opporsi immediatamente e concretamente alla guerra di aggressione e di fermare il massacro in corso.
L'Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba manifesta la propria totale solidarietà nei confronti del popolo palestinese e il suo sacrosanto diritto a una propria terra in cui poter vivere in pace e in piena autodeterminazione.

Segreteria Nazionale
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba


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venerdì 13 giugno 2014

Cuba aspetta i suoi figli.

dal sito altrenotizie - di Fabrizio Casari. 
Con una iniziativa di assoluto valore etico e politico, 37 parlamentari italiani hanno firmato una lettera rivolta al Presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, per chiedergli di liberare Gerardo Hernandez, Ramon Labanino e Antonio Guerrero, i tre antiterroristi cubani ancora detenuti negli USA per aver esercitato attività investigativa in difesa di Cuba. Primo firmatario il Senatore Luigi Manconi, Presidente della Commissione Straordinaria per la tutela e la difesa dei diritti umani, i 37 deputati e senatori autori della missiva compongono l’Intergruppo parlamentare, formatosi su iniziativa meritoria della senatrice del PD Daniela Valentini. La rappresentante dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, avvocato Tecla Faranda, attualmente a Washington per le "giornate di solidarietà" con la causa dei cubani, ha consegnato la lettera durante gli incontri tra la delegazione internazionale di parlamentari, giuristi e intellettuali con i congressisti statunitensi.Questo è l'inizio del post. Un gesto, quello dei 37 deputati e senatori, che rompe il velo di silenzio che in Italia avvolge la vicenda paradossale di questi uomini incarcerati per aver combattuto il terrorismo ma che, com’era da aspettarsi, non trova l’interesse dei media nostrani, intruppati ideologicamente nelle fila ordinate dell’impero a stelle e strisce. Si sommano così ai parlamentari di Gran Bretagna, Germania, Brasile, Messico, Belgio, Cile, Panama, Scozia, Giappone e tanti altri ancora che hanno chiesto con atti parlamentari la liberazione dei tre cubani ancora prigionieri. Nel nostro Paese si deve dare merito alla tenacia dell’Associazione Italia-Cuba e di tutti coloro che hanno voluto alzare la voce contro questa ignobile vicenda di abuso giudiziario, se le migliori firme della cultura italiana hanno aderito alla campagna per la loro liberazione. E l’iniziativa dei 37 parlamentari interrompe il silenzio apatico - quando non complice - delle nostre istituzioni. Un silenzio voluto in alcuni casi, conseguenza del provincialismo tutto italiano che fa dedicare montagne di pagine agli spifferi d'ogni politicante e tace su ciò che è dotato di rilievo più ampio. Eppure la vicenda, sotto ogni punto di vista, poteva e può considerarsi enorme; sia per gli aspetti politici, sia per quanto attiene alla mostruosità giuridica del caso, sia anche per la dimostrazione della mancanza totale d’indipendenza della magistratura statunitense nei confronti della Casa Bianca. Dal punto di vista strettamente giornalistico la storia avrebbe avuto innumerevoli spunti di riflessione e di denuncia e ben avrebbe meritato inchieste invece mai nemmeno iniziate, mentre sono stati scanditi uno ad uno sedici anni di silenzi. Gerardo Hernandez, Ramon Labanino, René Gonzalez, Fernando Gonzalez e Antonio Guerrero erano agenti dei servizi segreti dell'Avana impegnati in attività antiterroristiche. Fornirono al loro governo documentazioni precise su quanto avveniva a Miami. Cuba, nella convinzione che la guerra al terrorismo fosse diventata davvero una priorità per gli Stati Uniti, consegnò ad alti funzionari del FBI un lungo e dettagliato dossier sulle attività terroristiche anticubane organizzate in Florida. Iniziativa pagata cara, forse con la speranza che le relazioni bilaterali Cuba-USA potessero segnare una discontinuità positiva in materia di lotta al terrorismo. L'FBI, preso atto della documentazione fornitagli, agì immediatamente: lasciò liberi i terroristi e arrestò gli antiterroristi. Era il 12 settembre 1998 e cominciava la storia pubblica dei cinque eroi cubani. Vennero accusati con 26 capi d'imputazione relativi ad altrettante violazioni delle leggi federali USA. Ventiquattro di queste di ordine tecnico (dalla falsificazione di documenti alla mancata registrazione come agenti di servizi segreti stranieri) e, tutto sommato, lievi. Non c’erano accuse di porto abusivo di armi, né di atti violenti contro persone o cose. Eppure le condanne sono state abnormi. I cinque agenti cubani si trovavano negli Stati Uniti per infiltrarsi nelle organizzazioni terroristiche cubano-americane stanziate in Florida. Queste, che agiscono con la copertura ed il sostegno delle autorità federali della Florida e l'appoggio politico della Casa Bianca, sono responsabili di innumerevoli attentati ed assassinii di funzionari del governo cubano e cittadini dell'isola. Sono altresì responsabili di sequestri di aerei, navi ed attentati ad installazioni cubane dentro e fuori l'isola. I loro affiliati, coordinati e finanziati sia dalla CIA che dalla FNCA, la Fondazione Nazionale Cubano Americana, sono liberi. Non hanno subito mai nessun tipo di condanna per le loro azioni criminali e la loro cospirazione ai danni di un paese straniero, e godono della totale impunità da parte del governo statunitense, che gli permette persino di addestrarsi apertamente alla guerriglia nelle everglades della Florida. Sono la mano d’opera sporca per ogni operazione della Cia in America Latina, dunque vengono considerati patrimonio delle covert actions che dal Canada alla Terra del Fuoco gli Stati Uniti programmano e realizzano a difesa dei loro interessi. La storia della Rivoluzione cubana s'intreccia purtroppo di continuo con quella del terrorismo diretto e organizzato negli USA contro di lei; un terrorismo che dal 1959 ha prodotto una invasione militare (fallita), 3478 morti, 2099 feriti, 294 tentativi di dirottamenti marittimi ed aerei, 697 atti terroristici, 600 tentativi di assassinio del suo leader, 1821 miliardi di dollari di danni diretti e dimostrati procurati all'economia dell'isola. Il lavoro dei cinque cubani detenuti negli Stati Uniti aveva almeno impedito 44 attentati ulteriori attentati, salvando la vita a chissà quante persone. Se fossero stati cittadini statunitensi avrebbero ricevuto una medaglia e centinaia di reportages, ma sono cubani e dunque vanno in galera e sotto silenzio assoluto. Il processo, svoltosi in Florida, durò sette mesi, un record per i processi penali statunitensi. La difesa presentò più di 70 testimoni a favore, tra i quali due generali dell'esercito, un ammiraglio ora in pensione, ed un ex assistente presidenziale. Lo stesso Pubblico Ministero ammise che non venne trovato ai cinque nemmeno un foglio contenente informazioni riservate destinate alla sicurezza nazionale. Ciò nonostante, l'accusa fu quella di spionaggio. Vennero accusati del tentativo di carpire segreti militari agli USA e di attività contro la sicurezza nazionale. Ma il loro compito era quello, esclusivo, d'infiltrarsi nelle organizzazioni terroristiche cubano-americane e, quindi, nulla aveva a che vedere con lo spionaggio antistatunitense. Risulta perciò paradossale (o illuminante, dipende dai punti di vista) che proprio questa attività investigativa sia stata considerata dal tribunale una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Perché indagare sui terroristi diventa minacciare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti? Più che le accuse nei confronti degli antiterroristi cubani, dalla loro vicenda emerge una verità storica e politica che surclassa quella della farsa processuale: i cinque cubani non furono condannati per violazione delle leggi degli Stati Uniti, ma per aver scoperto quelli che, sì, le vìolano. Si sono infiltrati in una rete terroristica che, per il fatto di poter essere infiltrata, evidentemente esiste e non è inviolabile. Se si vuole. La detenzione dei cinque cubani, come la sentenza di condanna, è stata molto al di sotto degli standard minimi di decenza. In barba alla tanto osannata indipendenza dei media verso il potere, giornali e Tv statunitensi decisero di oscurare completamente la vicenda, che per la loro assurdità e per il suo valore simbolico avrebbe potuto creare danni notevoli alla retorica della leadership statunitense. Ma la sabbia sotto la quale hanno tentato di nascondere la vergogna dell’operazione non ha impedito a Cuba e a quanti, fuori da Cuba, si sono impegnati nella denuncia delle violazioni dei diritti umani, di sollevare il caso e imporlo all’attenzione internazionale. Anche grazie alla mobilitazione di una rete di solidarietà internazionale, alla quale hanno aderito intellettuali, artisti, giuristi, personaggi della cultura e della politica di tanti paesi, ben dieci Premi Nobel e Amnesty International, il 27 Maggio del 2005, il Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie della Commissione per i Diritti Umani dell’ONU, dichiarò "arbitraria" la loro detenzione e chiese al governo USA di adottare immediate misure per risolvere la situazione. Oggi, quando Renè e Fernando Gonzalez sono di nuovo a Cuba, dopo aver scontato la loro condanna, Antonio, Ramon e Gerardo sono ancora prigionieri. In numerose occasioni Cuba ha fatto presente che si potrebbe aprire una trattativa bilaterale che porti alla loro liberazione in cambio di quella di Alan Gross, spia statunitense sotto copertura della NED, arrestato a L’Avana per spionaggio nel 2009 e condannato a 15 anni di prigione. Da Washington non arrivano segnali di disponibilità, per ora rifiutano l’idea di dover trattare con L’Avana; eppure, solo pochi giorni orsono, con i Talebani hanno scambiato un soldato statunitense con quattro jahidisti detenuti a Guantanamo. Ai Talebani evidentemente la Casa Bianca riconosce una possibilità d’interlocuzione che invece nega a Cuba. Sul piano giuridico formale lo scambio potrebbe essere semplice e rapido. Obama dispone della facoltà di usare il “perdono presidenziale” per i condannati in via definitiva e rilasciare i tre cubani detenuti ingiustamente avrebbe come effetto immediato il ritorno a casa di Alan Gross. Si chiuderebbe in questo modo una vicenda vergognosa per la giustizia statunitense e potrebbe aprirsi uno spiraglio nelle relazioni tra Washington e L’Avana. Gli avvenimenti recenti, però, nonostante la reiterata disponibilità di Cuba ad avviare una nuova fase nei rapporti con gli USA, non dispongono all’ottimismo. La recente vicenda della multa alla banca francese BNP Paribas, accusata dagli USA di aver effettuato transazioni finanziarie con Cuba e altri paesi presenti nella ridicola lista dei cattivi che Washington stila ogni anno, non sembra indicare un cambio di rotta nella Casa Bianca. Pare semmai che Washington insista nel trasformare le proprie iniziative politiche in giurisprudenza internazionale, estendendo a tutto il mondo le sue leggi interne, a voler ribadire chi governa il mondo. E nemmeno sul fronte dell’aggressione terroristica sembra potersi proiettare un film diverso da quello degli ultimi 53 anni. Gli arresti del 6 Maggio scorso a L’Avana dei mercenari José Ortega Amador, Obdulio Rodríguez González, Raibel Pacheco Santos y Félix Monzón Álvarez, tutti procedenti da Miami e reo confessi di organizzazione di atti terroristici, indicano che l’attività dei gruppi terroristici della Florida proseguono e che Washington non ha nessuna intenzione di rinunciare all’uso del terrorismo nello scontro politico con l’isola socialista. Obama o Bush, in questo senso cambia poco: se gli avversari degli Usa diventano automaticamente terroristi e i terroristi amici degli USA vengono definiti "combattenti per la libertà", allora diventa difficile separare lo stretto interesse politico della Casa Bianca dall’ipocrita guerra al terrore planetario.E questo è il resto. Leggi tutto...

martedì 27 maggio 2014

Ciao Josè Luis

Comunichiamo con dolore che è venuto a mancare Josè Luis il compagno di Isabella Brega nostra iscritta che vive a Cuba, un abbraccio affettuoso alla cara Isabella in questo triste momento. Le compagne e i compagni del circolo Italia-Cuba di Senigallia Leggi tutto...

mercoledì 23 aprile 2014

70° anniversario della Liberazione

in occasione del 70° anniversario della Liberazione, la sezione ANPI di Jesi organizza sabato 26 aprile presso il centro sociale “l’Incontro” in via Tessitori 2 bis a Jesi (di fronte alla palestra Carbonari) una serata ricca di eventi per ricordare e festeggiare insieme. Si inizierà alle 18.00 con l’incontro con Hans Coppi Jr, figlio di Hans e Hilde Coppi, la festa proseguirà con le letture di poesie e brani della Resistenza da parte di Milena Gregori, con un “apericena” e, a seguire, il concerto del gruppo “ Borgo del quarto sentiero”. La nostra Associazione sarà presente con il proprio banchetto. Vi aspettiamo!! Leggi tutto...

sabato 19 aprile 2014

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lunedì 7 aprile 2014

L' "aiuto" americano alle comunicazioni nella società civile cubana.

Si chiamava ZunZuneo, con un gioco di parole riferito al verso del colibrì (zun­zun, a Cuba). Un programma clandestino, simile al Twitter, pro­mosso dagli Stati uniti tramite l’Agenzia per lo svi­luppo internazionale (Usaid, un’organizzazione che dipende dal Dipartimento di Stato) e destinato a fomentare il malcontento contro il governo cubano. Secondo quanto ha rivelato Associated Press, la rete sociale è rimasta attiva per tre anni, dal 2009 al 2012, quando sono venuti a mancare i fondi e ha registrato 40mila iscritti, specie giovani. Ignari utenti credevano di scambiarsi messaggi gratuiti su calcio, musica e invece erano monitorati da un sistema occulto gestito dagli Usa attraverso un giro di imprese fantasma con i conti nei paradisi fiscali. Quando l’afflusso raggiungeva le centomila persone, cominciavano ad arrivare i messaggi di contenuto politico: per creare in rete «moltitudini pensanti», in grado di convocare manifestazioni per una «primavera cubana», o almeno per «rinegoziare l’equilibrio di potere tra lo stato e la società» (come spiega uno dei documenti dell’Usaid). Un sistema – secondo l’agenzia Usa – che ha funzionato egregiamente in altre situazioni, provocando rivolte politiche organizzate in rete in Iran, in Moldavia, o in Medioriente. Dall’estero, la rete ideata dal Pentagono ha creato un portale di internet parallelo al servizio di messaggi di testo, in modo che i cubani potessero iscriversi e comunicare fra loro, gratis. Per accrescere la credibilità, l’Usaid sugge­riva di apporre anche pubblicità fittizie di un’impresa commerciale. Va da sé che i numeri di cellulari degli utenti siano stati carpiti in modo illegale. Un’idea messa in moto nel 2010 da Jos McSpedon, funzionario del governo degli Stati uniti, che ha riunito una squadra di contractor provenienti dal Costa Rica, dal Nicaragua, da Washington e da Denver. Il gruppo ha cominciato a operare dal Centroamerica, suscitando qualche allarme nel Congresso, già nel 2009, per le «possibili conseguenze diplomatiche». Una preoccupazione più evidente dopo l’arresto all’Avana del contractor Usa, Alan Gross, in pos­sesso di attrezzature tecnologiche clandestine. Gli Usa hanno sem­pre negato che Gross sia un uomo della Cia, e finora sono rima­sti sordi alle richie­ste del governo cubano, che vor­rebbe scam­biarlo con tre suoi agenti, prigionieri nelle carceri Usa (quel che resta in carcere dei Cinque). Qualche anno fa, un gruppo di cubani, che era riuscito a infiltrarsi nella Cia, ha svelato in dettaglio i piani del Pentagono per influenzare l’opinione dei giovani usando le nuove tecnologie. Raul Capote, un noto scrittore contattato per questo dalla Cia, ha raccontato in un libro e al manifesto i piani della funzionaria Kelly Keiderling, recentemente espulsa da Caracas con l’accusa di aver fomentato in Venezuela analoghi piani eversivi. Secondo Capote, «le ingerenze di Washington mirano a influenzare il consenso soprattutto attraverso le nuove tecnologie». Per il governo di Raul Castro, si tratta «dell’ennesima dimostrazione che gli Usa non hanno rinunciato ai loro piani sovversivi contro Cuba». Washington ha confermato l’esistenza del programma, ma ha affermato che si tratta di «aiuti allo sviluppo». Un’operazione occulta come le tante finanziate dal Pentagono tramite le sue agenzie? Neanche per sogno – ha smentito il portavoce della Casa bianca, Jay Carney – solo un progetto «destinato ad aiutare le comunicazioni nella società civile cubana». Un progetto finan­ziato con 1,2 milioni di dollari. da il Manifesto del 05/04/14. di Geraldina Colotti Leggi tutto...

sabato 1 marzo 2014

Bentornato Fernando!

Fernando Gonzàlez Llort è tornato a Cuba. Dal 12 settembre del 1998 era prigioniero in un carcere statunitense. Ha resistito per 16 lunghi anni a torture e pressioni psicologiche ma ha preferito rimanere da innocente in prigione piuttosto che tradire Cuba e il socialismo. Ne sono tornati due, ce ne mancano ancora tre, erano in cinque ma dietro di loro continuano ad avere milioni di cubani e antimperialisti. Volveran! Leggi tutto...

martedì 4 febbraio 2014

SABATO 15 FEBBRAIO ore 20:30

SCAPEZZANO di Senigallia c/o Circolo ARCI Via Castello 1 cena con il seguente menù: - risotto radicchio e speck; - tagliatelle con ragù di anatra; - arista di maiale in porchetta; - patate arrosto, erbe di campo - dolce, vino, acqua e naturalmente rum cubano. Per i vegetariani (da comunicare al momento della prenotazione) menù alternativo. seguirà intrattenimento musicale live con: PATRIKARAOKE SHOW Il tutto ad € 20 (bambini fino a 5 anni gratis, fino a 12 anni € 10) per poter calcolare bene le quantità è obbligatoria la prenotazione telefonando entro il 12 febbraio ai seguenti numeri: 339/8242575 Peppe - 333/3806715 Albinella - 335/423701 Rosalba 333/3745938 Maurizio – 334/5478822 Gianclaudio ricordiamo che tutto il ricavato verrà utilizzato per il finanziamento dei progetti di cooperazione con Cuba che da anni portiamo avanti direttamente sull’isla. Per chi lo vorrà sarà possibile sottoscrivere la tessera 2014 dell’Associazione. Vi aspettiamo numerosi e … hasta la victoria! Leggi tutto...