giovedì 16 aprile 2009

ELEMOSINA NON NE VOGLIAMO

da il manifesto del 15/04/09.
Non siamo degli obnubilati fanatici. Non è che Fidel Castro abbia avuto sempre ragione. In certi casi, pochi o molti sarà la storia a dirlo, non l'aveva. Ma in molti altri sì. E la sua analisi sull'annuncio dato lunedì a Washinton della revoca di alcune delle più odiose e stupide misure anti-cubane decise da Bush, è una di queste. In quelle parole (che potrete leggere cliccando sull'indirizzo del Granma international riportato quì sotto) c'è tutto il giudizio dell'ex lider maximo su Obama e le sue "aperture" su Cuba. Positivo, ammirato anche, ma senza chiudere gli occhi, senza regalare niente, senza chiedere scusa, da pari a pari.
Ecco quello che manca all'annuncio di lunedì. E' qualcosa che viene sempre dall'alto, dai buoni contro i cattivi. Sempre con l'obbiettivo di "portare la libertà" nell'isola discola e ribelle. Lo stesso dell'embargo imposto 47 anni fa ma, visto il suo clamoroso fallimento, da raggiungere con altri mezzi.
Non sono più i tempi di Bush e Obama, come conclude Fidel "di certo non assomiglia al suo predecessore". Obama ha capito benissimo che su Cuba la posizione degli Stati Uniti oltre che grottesca è insostenibile. L'embargo gli scoppia in casa, negli stati del midwest produttori di alimenti da esportare, nelle compagnie petrolifere USA tagliate fuori dalla ricerca del petrolio cubano, nella comunità del business e della cultura. E gli USA sono ormai l'unico paese del continente americano a non riconoscere Cuba.
Oltre che ridicolo e criminale il blocco è anche controproducente per gli "esportatori di democrazia".
Una sfida pericolosa per Cuba, un'arma potenzialmente letale per Obama. Fidel e Raul quella sfida sembrano averla raccolta e si dicono disposti a discutere con l'ossessionato nemico. Ma per farlo non bastano misure come quelle annunciate lunedì.
Non basta "l'elemosina".

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