sabato 6 febbraio 2010

Il popolo honduregno ha scelto la piazza.


Multitudinaria mobilitazione della Resistenza oscura la cerimonia d’insediamento e saluta Zelaya
di Giorgio Trucchi

Centinaia di migliaia di honduregni hanno marciato nuovamente per le strade di Tegucigalpa e San Pedro Sula, inviando un messaggio molto chiaro al presidente Porfirio Lobo Sosa: non ci potrà essere riconciliazione senza una giusta punizione per i golpisti e l’inizio di un percorso che conduca alla rifondazione del paese attraverso un Costituente. Il presidente Manuel Zelaya è volto verso la Repubblica Dominicana insieme alla sua famiglia, promettendo di far ritorno nel paese molto presto e di continuare a lavorare per la rivendicazione del suo popolo..
"Impressionante" è la parola esatta per descrivere la multitudinaria marcia che è partita dall'Università Pedagogica di Tegucigalpa, ha percorso vari chilometri ed è arrivata all'aeroporto di "Toncontín", nel punto esatto dove lo scorso 5 luglio è stato ucciso per mano dell'esercito il giovane Isis Obed Murillo, la prima delle tante vittime di questo colpo di Stato.
L'originalità e la fantasia del popolo honduregno sono tornate a risplendere per mezzo di cartelli, striscioni, fantocci con le sembianze di quelle persone che la popolazione ha identificato con il colpo di Stato e con slogan gridati a squarciagola senza un solo secondo di pausa.
Sorprendente la differenza tra questa moltitudine allegra, ma allo stesso tempo rabbiosa e cosciente di avere cambiato la rotta di questo paese, e la triste e desolata cerimonia di investitura del nuovo presidente Porfirio Lobo, il quale ha cercato nuovamente di convincere il mondo che l’Honduras sta iniziando a tornare alla normalità grazie ad un presunto processo di riconciliazione.
“Oggi il popolo è tornato in piazza per chiedere la rifondazione del paesee non solo per salutare il presidente Manuel Zelaya – ha detto Bertha Cáceres, dirigente del Consiglio civico delle organizzazioni popolari ed indigene dell’Honduras, Copinh –.
La cosa più importante è che è cresciuta la coscienza del popolo honduregno ed è evidente nel modo in cui nelle comunità la gente sta lavorando per questo obiettivo. Qualcosa è cambiato e la gente ora chiede ai propri dirigenti di porre attenzione ed occuparsi di questa battaglia ideologica. Questo è sicuramente uno dei valori più importanti di questa esperienza di resistenza.
In questo momento – ha continuato Cáceres – nello stadio i golpisti vogliono far credere che nel paese si vive una situazione di calma e tranquillità, che non ci sono problemi e nemmeno richieste da parte della popolazione.
Tuttavia la gente si è svegliata, ha alzato la testa e continua a resistere nonostante la repressione. Questa capacità di reazione ha sorpreso il mondo.
È un elemento che non può essere sottovalutato, perché questo popolo sorprenderà ancora opponendosi al tentativo di installare un progetto di dominazione. Un progetto che ha sfidato e che continuerà a farlo”, ha concluso la dirigente del Copinh.
Arrivando all'aeroporto, nella piazza ribattezzata “Isis Obed Murillo” dal popolo in resistenza, la gente si è concentrata nelle vicinanze del palco, a poche decine di metri dalla pista da cui sarebbe decollato il presidente Manuel Zelaya.
Durante una breve ed emotiva cerimonia, la ministra del Lavoro del governo Zelaya, Mayra Mejía, ha consegnato, a nome del Presidente, un riconoscimento alle due "nonne" della Resistenza, Dionisia Díaz e Yolanda Chavarría, al bambino Óscar Montesinos, il quale, nonostante i suoi 10 anni d’età, ha arringato la folla nominando, uno ad uno, le vittime del colpo di Stato, ed al dirigente sindacale e membro della conduzione collegiale del Fronte nazionale di resistenza popolare, Fnrp, Juan Barahona.
“È stata una mobilitazione gigantesca e pacifica, con la quale stiamo esigendo al nuovo erede del colpo di Stato che convochi una Assemblea Costituente – ha detto Barahona dal palco –.
Allo stesso tempo stiamo dicendo al popolo honduregno ed al mondo che la Resistenza è la forza maggioritaria che abbiamo in Honduras ed è anche l’unica speranza che abbiamo per un cambiamento nel paese.
Non riconosciamo questo governo in quanto eletto durante un regime illegale, golpista e repressore. Staimo anche chiarendo alla gente – ha continuato Barahona – che non stiamo autorizzando nessun appartenente alla Resistenza a fare parte del governo o di qualsiasi altro Potere dello Stato.
Segnaliamo infine la vergognosa decisione dei golpisti di assolvere i vertici dell’esercito e di decretare un'amnistia generalizzata, che rappresenta uno strumento per generare oblio, impunità, perdono e amnesia collettiva. Il popolo honduregno non lo permetterà ed esigiamo che i criminali del colpo di Stato vengano puniti, altrimenti non potrà esserci riconciliazione”, ha affermato il dirigente del Fnrp.
Si sono vissuti anche momenti di tensione quando un numeroso contingente di militari e poliziotti si è avvicinato minacciosamente al punto di concentrazione della marcia, accompagnato da due camion lancia acqua. Dopo un'intensa negoziazione i corpi repressivi hanno deciso di desistere dalla provocazione.
Nel pomeriggio si è poi diffusa la notizia che il presidente Zelaya era uscito dall'ambasciata del Brasile con la sua famiglia e accompagnato dal presidente della Repubblica Dominicana, Leonel Fernández e dal presidente Porfirio Lobo, si era avviato verso l’aeroporto.
Una lunga carovana di veicoli è poi entrata nel recinto della Forza Aerea ed il presidente Manuel Zelaya è partito verso il paese caraibico, mentre una moltitudine di gente emozionata salutava e cantava sventolando le proprie bandiere.
“Tornerà, sono sicuro che tornerà per integrarsi nuovamente a questa lotta del popolo honduregno, perché quello di oggi è solo il principio”, ha commentato un signore di una certa età guardandomi commosso negli occhi.
Lentamente la gente è poi defluita, la maggior parte camminando allegra, con un'energia contagiosa, mentre dal palco gli Artisti in Resistenza continuavano a cantare e ballare.
Un nuovo Honduras è nato e ha cominciato a camminare.

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